La vicenda del Pulse of Gaia Festival (ex Hellwatt Festival), dimezzato dalla decisione del prefetto di Reggio Emilia Salvatore Angieri di vietare i due concerti di punta, quelli di Travis Scott (17 luglio) e Ye/Kanye West (18 luglio) in programma alla Rcf Arena, per “esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”, per il consigliere comunale della lista civica Per Reggio Giovanni Tarquini “rivela tanta approssimazione e inadeguatezza, soprattutto da parte di quella politica che da sempre guida le sorti della nostra ormai sciagurata realtà cittadina”.
Dopo l’annullamento dei due eventi, secondo Tarquini “si è raggiunta l’apoteosi dell’ipocrisia, dell’imbarazzo e della falsità. Ora il sindaco, che non si è mai capito che posizione avesse sulla manifestazione, si dice rammaricato, pronto a convocare un tavolo sul futuro di Rcf Arena e il suo maggiore auspicio è che si proceda a un non meglio precisato rimborso dei biglietti. Ma come? Non aveva detto che era un affare gestito da soggetti privati e che pertanto il Comune non c’entra?”.
“Beh, c’entra eccome; lo diciamo e sosteniamo noi da sempre”, rivendica Tarquini: “C’entra perché non si può non avere parte in progetti che condizionano pesantemente, nel bene e nel male, la vita della città. Non si può ignorare cosa voglia dire portare a Reggio Emilia centomila persone per un concerto. Non si può fare finta di nulla se chi dovrebbe venire a cantare inneggia al nazismo e all’antisemitismo”.
Ora, per il consigliere, “restano le ferite, aggravate da proclami di vittoria prima ancora che iniziasse la partita, come la famosa conferenza stampa di febbraio e le dichiarazioni dell’assessore De Franco, e da palesi trascuratezze sulle proiezioni economiche e sui piani finanziari che ben si poteva immaginare che avrebbero avuto una forte ricaduta sul tessuto economico reggiano, dunque sulla collettività”.
“A questo coro stonato e inascoltabile, quasi come fosse l’effetto di un pericoloso contagio, ora si unisce il video del senatore Renzi che, senza nulla sapere dei dettagli di questa vicenda, si scaglia contro l’ex amico senatore Calenda, il cui torto è quello di essere l’unico, con la propria interrogazione parlamentare, ad aver ragionato sui principi che dovrebbero stare alla base di ogni scelta e guidare le menti di chi ha responsabilità pubbliche ancorché locali. E noi, da civici, liberi e incondizionati, continuiamo a dire che aveva ragione”.
“Aggiungiamo solo, con non poca delusione, che ancora una volta la nostra amministrazione locale ha fatto cilecca davanti a tutto il Paese e anche ben oltre i confini”, conclude Tarquini: “Crediamo sia arrivato il tempo in cui chi sbaglia paga, almeno con doverose dimissioni”.







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