Nel Pd emiliano il referendum sulla giustizia ha prodotto un miracolo di disciplina: tutti per il No. Senza esitazioni, senza distinguo, senza l’inutile fastidio del pensiero autonomo.
Il Sì? Ammesso solo in forma clandestina. Se proprio ti scappa, fallo nel segreto dell’urna e poi torna composto, come se nulla fosse. Qui non si sbaglia mai in pubblico. Qui si sopravvive. Più che un partito, una caserma. Linea unica, postura rigida, sguardi allineati. Non serve nemmeno l’ordine esplicito: basta l’aria che tira. Il primo che alzasse la manina verrebbe fucilato all’istante. Metaforicamente, certo. Ma con grande efficienza.
E i riformisti? Se esistono, sono accucciati. Zitti, immobili, addestrati. Non per convinzione, ma per carriera. Perché nel Pd di oggi il coraggio è un lusso, l’opportunismo una competenza di base. Un tempo si discuteva. Oggi si osserva la linea e si adegua il tono. Tutto molto democratico. Tendenza Nord Corea.






A nessuno viene in mente che una riforma di 7 articoli della costituzione fatta da questo fascio governo poteva non piacere e non trovare consenso?
Gratteri per sempre ! Altro che Corea..
A prescindere dal fatto che la legge era scritta male e la possibilità di influenza politica dei magistrati poteva essere alta, rimane il fatto che il voto è stato politicizzato sia a destra che a sinistra, quindi è diventato un dogma per entrambi gli schieramenti votare rispettivamente per il sì o il no. Era ovvio che entrare nel merito della riforma diventava superfluo.
Nord Corea o Europa, questa europa cambia poco.
Caro direttore , direi che è piuttosto male informato. Nulla di nuovo
Il “centralismo democratico” fa ancora scuola. Dopo aver discusso, anche per molto tempo, si sceglie quello che la maggioranza del partito vuole. Anche contro coscienza. Quindi un partito che vive in questo modo non ha ideali e il popolo se ne accorge.
Secondo la collaudata e marmorea Kim Jong un theory. In alternativa miniera.