Il sogno di Nietzsche sui razzi di Musk

Elon Musk – NF

Elon Musk non è un super-ricco della Silicon Valley. È un’anomalia. Antipatico? Spesso. Moralmente irregolare? Secondo i canoni correnti, sì: gestazione per altri, droghe, famiglie multiple, nessuna posa da bravo ragazzo.

Politicamente insopportabile? Per gran parte del mondo, certamente. Di destra, trumpiano, sessista, razzista, manipolatore dell’informazione: gli hanno rovesciato addosso tutto. E allora?

Allora questo presunto mostro del neoliberismo selvaggio ha fatto ciò che nessun socialismo reale, democratico o istituzionale ha mai saputo fare: ha trasformato migliaia di dipendenti in milionari. Non per decreto. Non per redistribuzione. Ma perché avevano creduto in un progetto, in un rischio, in un fondatore.

Musk è già l’uomo più ricco del pianeta. Ma il punto non è accumulare l’ennesimo miliardo. Il punto è un altro. Investire. Costruire razzi riutilizzabili. Collegare il cervello umano alle macchine. Portare una colonia permanente sulla Luna. Rendere Marte abitabile. Esplorare e colonizzare il sistema solare.

Si può giudicare folle tutto questo. Ma non si può negare che sia una visione.

Ed è qui che nasce il cortocircuito culturale. Perché il nostro tempo ha smesso di credere nelle grandi imprese. Diffida dell’eroismo. Guarda con sospetto l’ambizione. Preferisce amministrare il presente piuttosto che immaginare il futuro.

Musk, invece, appartiene a una tradizione antica: quella di Prometeo. L’uomo che ruba il fuoco agli dèi e paga il prezzo della propria audacia. Nella cultura contemporanea Prometeo è diventato quasi una figura negativa. Troppa tecnologia, troppo potere, troppo rischio. Eppure tutta la storia della civiltà è stata costruita da uomini prometeici: navigatori, inventori, scienziati, esploratori.

La sinistra wokista detesta Musk perché egli rappresenta esattamente ciò che essa considera sospetto: gerarchia del merito, competizione, eccellenza, conquista, frontiera. Ma senza questi elementi non esisterebbero né il progresso scientifico né quello umano.

Nietzsche avrebbe riconosciuto in questo fenomeno qualcosa di familiare. Non necessariamente nell’uomo Musk, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, ma nella tensione che incarna. L’idea che l’essere umano non sia fatto per adattarsi al mondo così com’è, bensì per superarlo. Per trascendersi. Per diventare altro da sé.

L’Occidente è nato da questa inquietudine. Da Ulisse che vuole vedere cosa c’è oltre le Colonne d’Ercole. Da Leonardo che immagina macchine impossibili. Da Galileo che sfida il cielo.

Musk non è l’eroe di questa storia. È semplicemente l’ultimo capitolo.

Ed è forse questo che tanti non gli perdonano: ricordarci che la vera vocazione dell’uomo non è l’uguaglianza nella rinuncia, ma la diseguaglianza della grandezza. Non la gestione dell’esistente, ma la conquista dell’ignoto. Non la sicurezza. La frontiera.

nicolafangareggi.substack.com




Ci sono 2 commenti

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  1. Theodora

    Già il merito, questo sconosciuto per la gran parte delle illuminate menti italiane, specialmente reggiane/…peggiane!
    Direttore quanto mai puntuale nello scatto reflex sulla realtà diffusa nel mondo occidentale: declino a breve!

  2. Giorgio Cassinadri

    Musk ricorda moltissimo il personaggio chiave dell’intera filosofia randiana, il John Galt protagonista, in filigrana, di Atlas Shrugged del 1957 in cui viene esaltato l’individuo razionale e innovatore che si contrappone al parassitismo ed ai rischi di una società collettivista.
    Ma si percepisce chiaramente anche la figura dell’architetto Roark in Fountainhead del 1943, magistralmente interpretato nel cinema da un grandioso Gary Cooper, a rappresentare il carattere di intransigenza assoluta nei confronti della causa della libertà e della creatività umana.
    Le due figure sono il veicolo letterario del pensiero filosofico di Ayn Rand, il vero uomo, caratterizzato dall’uso illuministico della ragione e dall’ispirazione per la testimonianza della propria individualità, si oppone all’uomo-massa conformistico e moralmente inerte: “Nulla è dato all’uomo sulla Terra. Ogni cosa di cui ha bisogno deve essere prodotta. E qui l’uomo fa fronte a un’alternativa fondamentale: egli può sopravvivere in uno solo di due modi: per mezzo del lavoro indipendente della propria mente o come parassita della mente altrui. Il creatore agisce. Il parassita acquista”. Così fa dire ad Howard Roark nel suo romanzo.


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