Rcf Arena: dopo il flop, il futuro è in mano a Coopservice

Roberto Olivi presidente Coopservice – CS

Dopo l’annullamento dell’intero cartellone estivo 2026 della Rcf Arena, la domanda che circola negli ambienti economici e politici reggiani non riguarda soltanto il destino della stagione appena saltata. La vera questione è capire quale futuro attenda C.Volo spa, la società che gestisce l’arena di Campovolo, e soprattutto quale scelta compirà il suo socio più forte, Coopservice (nella foto di copertina, il presidente Roberto Olivi).

Perché se formalmente la compagine societaria appare equilibrata, nella realtà il peso economico e strategico del progetto ricade in larga misura proprio sulla cooperativa reggiana, chiamata oggi a decidere se continuare a sostenere un’infrastruttura che rappresenta al tempo stesso un investimento, una scommessa territoriale e un simbolo politico.

La sede di CoopserviceC.Volo è partecipata da sette soci: Coopservice, Arena Campovolo srl, Finregg spa, RCF Group spa, Nial Nizzoli spa, Smart Group srl e Taste srl. La società è nata per gestire l’infrastruttura realizzata nell’area di Campovolo e trasformare uno spazio utilizzato occasionalmente per grandi concerti in una venue permanente capace di competere nel mercato europeo degli eventi live. Il capitale sociale è pari a 1,6 milioni di euro e la partecipazione dei soci risulta sostanzialmente paritetica. Dietro questa apparente parità, tuttavia, si nasconde un equilibrio molto diverso. Nel corso degli anni Coopservice è infatti diventata il principale sostenitore finanziario dell’operazione attraverso un consistente finanziamento soci che, secondo le ricostruzioni emerse dai bilanci e dalle informazioni pubbliche, ha raggiunto circa 11,4 milioni di euro. Una cifra che rende la cooperativa il vero perno economico del progetto.

La storia recente di C.Volo racconta le difficoltà di una struttura che ha dimostrato di poter ospitare eventi di livello internazionale ma che non è ancora riuscita a trovare un equilibrio economico stabile. Nel 2023 la società ha registrato una perdita superiore al milione di euro, con ricavi pari a circa 1,6 milioni. Nel 2024 il quadro è migliorato sensibilmente, con ricavi oltre i tre milioni e una perdita ridotta a poco più di centomila euro, ma il problema strutturale è rimasto. L’arena continua a dipendere da pochi grandi eventi all’anno e non dispone ancora di un calendario tale da garantire una redditività continuativa. La ricapitalizzazione effettuata dai soci nel 2025 ha consentito di coprire parte delle perdite e di consolidare la situazione patrimoniale, ma non ha risolto il nodo centrale: il modello di business è ancora alla ricerca di una dimensione sostenibile.

L’annullamento del festival Pulse of Gaia e dei concerti previsti per l’estate 2026 ha reso evidente questa fragilità. Per la prima volta dall’inaugurazione della struttura, la discussione non riguarda soltanto i conti ma il senso stesso del progetto.

La Rcf Arena di Reggio Emilia vista dall'alto
La Rcf Arena era stata immaginata come una delle grandi infrastrutture identitarie della Reggio Emilia contemporanea, capace di generare turismo, indotto economico, attrattività internazionale e prestigio territoriale. Attorno all’opera si è costruito negli anni un racconto politico e istituzionale che andava ben oltre la dimensione dello spettacolo. Non a caso il progetto ha beneficiato di un forte sostegno pubblico, attraverso la collaborazione tra amministrazioni locali, Regione Emilia-Romagna e soggetti privati.

È proprio questa dimensione a rendere il caso Arena particolarmente delicato. Se l’operazione dovesse entrare in una fase di ridimensionamento o di crisi permanente, il danno non sarebbe soltanto economico. Sarebbe soprattutto reputazionale e politico. Da decenni Reggio Emilia e l’Emilia-Romagna rappresentano uno dei principali laboratori amministrativi del centrosinistra italiano. La Rcf Arena è stata spesso indicata come esempio della capacità del sistema locale di fare squadra tra pubblico e privato per realizzare progetti innovativi e di respiro internazionale. Per questo motivo il fallimento degli obiettivi iniziali verrebbe inevitabilmente letto anche come una sconfitta politica del gruppo dirigente che governa il territorio da anni.

A questo punto le strade possibili sembrano essere tre. La prima è quella del rilancio. Significherebbe rafforzare ulteriormente C.Volo, trasformare una parte dei finanziamenti soci in capitale, cercare nuove alleanze con grandi promoter internazionali e puntare con decisione su una programmazione pluriennale. È la strada che richiederebbe il maggiore impegno economico e che potrebbe essere percorsa soltanto con il sostegno determinante di Coopservice.

La seconda ipotesi è quella del ridimensionamento. In questo scenario l’Arena continuerebbe a operare ma rinuncerebbe all’ambizione di diventare una piattaforma europea permanente, limitandosi a ospitare alcuni grandi eventi selezionati ogni anno. Sarebbe una soluzione prudente sul piano economico ma rappresenterebbe una sostanziale revisione del progetto originario.

La terza strada è quella di una nuova governance, con l’ingresso di nuovi soggetti industriali, una diversa distribuzione delle responsabilità e forse un maggiore coinvolgimento istituzionale. Una soluzione che consentirebbe di condividere rischi e investimenti ma che costituirebbe implicitamente l’ammissione che il modello costruito finora non ha raggiunto i risultati sperati.

La Rcf Arena di Reggio Emilia vista dall'alto di sera durante i fuochi d'artificio alla fine di un concerto
La domanda decisiva resta dunque una sola: fino a che punto Coopservice è disposta a continuare a investire nell’Arena? Dal punto di vista finanziario la cooperativa possiede dimensioni tali da assorbire senza particolari traumi le difficoltà di C.Volo. Con un patrimonio netto superiore ai 140 milioni di euro e un fatturato consolidato che supera il miliardo, l’esposizione verso l’Arena non mette in discussione gli equilibri del gruppo.

Ma la questione non è più soltanto contabile. La Rcf Arena è diventata un test sulla capacità del sistema reggiano di mantenere le promesse che aveva fatto a se stesso. Per questo motivo il destino di C.Volo riguarda ormai non soltanto i soci, ma anche le istituzioni e una parte significativa dell’opinione pubblica. Dopo il flop del 2026, il futuro dell’Arena coinciderà inevitabilmente con la scelta che Coopservice deciderà di compiere: continuare a credere nel progetto e rilanciarlo, oppure prendere atto che il sogno di Campovolo come capitale europea dei grandi eventi è stato, almeno in parte, sovrastimato.



C'è 1 Commento

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  1. kursk

    Beh…. ma chi meglio di Coopservice puo’ mettere a reddito e far diventare l’Arena la venue piu’ appetibile per il circuito musicale internazionale ? Knebworth,Reading, Glastonbury, Wacken Open Air, Rock Am Ring, Lollapalooza, Pinkpop, Wonderland, Primavera Sound, Pol’and’Rock, Resurrection Fest…siete il passato, i vostri giorni sono oramai contati!!!!!!!!


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