Un rapporto di amicizia autentico, familiare, spontaneo. Quello tra Lucio Dalla e Luigi Ghirri è un legame che va oltre la collaborazione tra un fotografo e un artista: è una storia di sguardi, complicità e affinità profonde, costruita nel tempo e restituita oggi dalle immagini del grande fotografo emiliano. Alcune di quelle fotografie sono protagoniste di “Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori”, la mostra allestita a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia fino al 28 febbraio 2027.
Non è una mostra su Lucio Dalla. È, piuttosto, un’esposizione che attraversa il rapporto tra fotografia e musica nella ricerca di Ghirri, a partire da quella che lui stesso definiva la “strana e misteriosa parentela tra suono e immagine”. Un’intuizione che attraversa il suo lavoro e che trova nella musica una delle sue matrici più importanti: Ghirri era un grande appassionato di dischi, amava Bob Dylan, frequentava il mondo della musica e nei suoi scritti tornava spesso sul modo in cui l’ascolto influenzasse il suo modo di guardare e costruire le immagini.
Curata da Ilaria Campioli e Andrea Tinterri, attraverso un percorso sonoro pensato da Giulia Cavaliere, la mostra mette così in dialogo paesaggi visivi e paesaggi sonori. Accanto a Dalla compaiono, tra gli altri, Bob Dylan, Gianni Morandi, Ron, Luca Carboni e i CCCP: artisti diversi, epoche e linguaggi differenti, accomunati dallo sguardo di Ghirri.
E proprio nelle fotografie dedicate a Dalla emerge qualcosa di ulteriore: non soltanto l’occhio del fotografo, ma quello dell’amico, del compagno di viaggio. Uno sguardo capace di cogliere il cantante sul palco e, allo stesso tempo, l’uomo nei momenti più appartati, restituendone una dimensione lontana dalla semplice rappresentazione pubblica.

“Una storia fatta di ‘immagini per la musica’ che è iniziata tanti anni fa”, racconta Adele Ghirri, figlia di Luigi e presidente della Fondazione Luigi Ghirri, “dall’incontro di due artisti che fin da subito si sono ritrovati l’uno nella sensibilità dell’altro. Le immagini di Luigi condensano e restituiscono la sensibilità di entrambi, attraverso un immaginario che li legava profondamente: ritornano spesso il mare, il viaggio, l’America”.
“Il risultato del lavoro svolto insieme non è solo quello di un fotografo che collabora con un artista, ma ha una precisa dimensione affettiva. Rappresenta tutto ciò che è scaturito da questa amicizia e da questo rapporto, ed è un percorso anche molto tenero, che ha una delicatezza e una spontaneità tipiche dell’amicizia”.
È dentro questa relazione, fatta di immagini ma prima ancora di affinità, che acquista un significato particolare anche la scelta di Adele Ghirri di condividere con Sony Music il progetto visivo di “Sono Lucio”, la nuova antologia dedicata a Dalla, in uscita venerdì 18 settembre in digitale, cd e vinile.

La copertina è costruita attorno a una fotografia di Ghirri – non esposta in mostra – e a un dettaglio che rende il progetto ancora più personale: il titolo scritto con la calligrafia originale di Dalla. Anche il booklet è accompagnato da fotografie del maestro emiliano, selezionate per raccontare il cantautore attraverso uno sguardo che lo conosceva da vicino.
Non un semplice “best of”, dunque, ma un progetto che prova a riaprire l’ascolto di un repertorio conosciuto, offrendo anche una nuova prospettiva visiva e sonora. Del resto, la forza di Dalla sta proprio nella capacità di sottrarsi alle definizioni: la sua musica attraversa generi, linguaggi, generazioni e registri diversi, mantenendo intatta la propria capacità narrativa.
Un criterio che ha guidato anche la costruzione della tracklist. “La trasversalità dell’opera di Lucio nasce principalmente da due elementi: la sua anomalia e l’ampiezza del suo bagaglio culturale, che finisce inevitabilmente per contaminare le sue canzoni”, spiega Paolo Piermattei, consulente della Fondazione Lucio Dalla.
“Per scegliere l’ordine dei brani ho immaginato il disco come una scaletta dal vivo, cercando di restituire all’ascoltatore la stessa onda emotiva di un concerto. Ho voluto che ogni canzone trovasse il proprio posto anche in relazione a quella che la precede, creando passaggi capaci di sorprendere. Conoscevo bene le scalette che Lucio costruiva per i suoi concerti e il suo gusto per gli accostamenti apparentemente improbabili. Penso, ad esempio, a ‘Nuvolari’ e ‘Ayrton’: due canzoni molto diverse, una frenetica e l’altra più emotiva ed evocativa, unite soltanto dal tema dei motori. Lucio riusciva a metterle una accanto all’altra creando un senso che andava oltre le singole canzoni. Ho cercato di fare la stessa cosa anche in questo disco”.
Una logica che restituisce anche su supporto fisico quella libertà di associazione che apparteneva alle esibizioni di Dalla: accostamenti inattesi, cambi di atmosfera, accelerazioni e improvvise aperture emotive.
Il risultato è una raccolta disponibile in più formati, con tracklist leggermente differenti per adattarsi alle caratteristiche tecniche dei diversi supporti. Il doppio vinile contiene 18 brani, mentre il doppio cd arriva a 31 tracce; la versione digitale comprende invece 40 canzoni selezionate per attraversare l’intera produzione dell’artista.

Alla qualità dell’ascolto è stata dedicata un’attenzione particolare. I brani sono stati rimasterizzati dall’Archivio del Suono direttamente a partire dai nastri analogici originali, a 192 kHz/24 bit.
Le differenze tra le scalette non sono quindi soltanto editoriali: nel caso del vinile rispondono anche ai limiti di minutaggio necessari per preservare la resa sonora, mentre il cd, grazie alla maggiore capacità, permette di inserire un numero più ampio di brani.
La risposta del pubblico è arrivata ancora prima dell’uscita: il doppio LP numerato colorato azzurro mare è già sold out, mentre restano disponibili il doppio LP black 180 grammi e il doppio cd.
A chiudere il progetto, almeno per ora, arriva anche una nuova rilettura visiva di “Anna e Marco”. Sempre dal 18 settembre sarà online il videoclip diretto da Marco Pellegrino, già autore nel 2019 del video de “L’anno che verrà”.
“Una canzone che non ha nemmeno una ruga”, sottolinea il regista, “e che, proprio per questo, è stato emozionante e naturale associare a un immaginario contemporaneo”, che verosimilmente comprende quindi cellulare e monopattino.
Una frase che potrebbe valere anche per l’intero progetto. Perché se le fotografie di Ghirri continuano a parlare di Dalla, e le canzoni di Dalla continuano a trovare nuovi ascoltatori, è forse proprio in quella “misteriosa parentela” tra immagini e suoni che si trova la ragione più profonda della loro resistenza al tempo.
La mostra di Reggio lo racconta attraverso lo sguardo di Ghirri; l’antologia “Sono Lucio” prova a farlo attraverso l’ascolto. Due percorsi diversi che tornano, inevitabilmente, allo stesso punto: Lucio Dalla.






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