La Polizia locale di Reggio Emilia, al termine di una complessa indagine, ha sgominato un giro di spaccio di sostanze stupefacenti in centro storico.
Alcuni giorni fa sono scattate le misure cautelari per i sette componenti della banda, tutti uomini di origine nordafricana di età compresa tra i 19 e i 34 anni: sono accusati a vario titolo di spaccio e concorso in spaccio di sostanze stupefacenti. In attesa dell’avvio del procedimento penale, tutti e sette sono stati sottoposti alle misure dell’obbligo di firma, dell’obbligo di dimora e del divieto di uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne.
L’indagine degli agenti del Nucleo antidegrado della Polizia locale reggiana, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, ha preso il via lo scorso ottobre, quando un giovane è stato notato in atteggiamenti sospetti mentre cercava di nascondere un involucro, poi risultato contenere oltre 25 grammi di hashish.
La presenza dello stesso giovane che, assieme a un gruppo di altre persone, stazionava spesso nella zona del centro compresa tra piazza Martiri del 7 luglio e via Roma, ha fatto scattare una serie di servizi mirati: per mesi agenti in borghese, in collaborazione con gli operatori assegnati al territorio del centro storico di Reggio, hanno perlustrato l’area con appostamenti, pedinamenti, scatti fotografici e riprese video per ricostruire la rete di spaccio e il modus operandi della banda.
Le indagini hanno documentato oltre 130 cessioni di sostanze stupefacenti (soprattutto hashish, ma in alcuni casi anche cocaina), 45 delle quali nel periodo compreso tra fine novembre e metà gennaio.
Stando a quanto emerso, un intermediario stabiliva un primo contatto con il potenziale acquirente e si faceva consegnare i soldi; in un secondo momento, poi, un altro componente della banda si avvicinava al cliente in questione per consegnare lo stupefacente pattuito.
Gli indagati, inoltre, spesso collaboravano tra loro scambiandosi soldi e sostanze stupefacenti, per soddisfare le richieste dei rispettivi clienti qualora qualcuno richiedesse quantità superiori a quelle in loro possesso in quel determinato momento. Tutti i componenti della banda, inoltre, si coprivano le spalle a vicenda monitorando costantemente la loro zona d’azione, fungendo di fatto da vedetta l’uno per l’altro per segnalare tempestivamente l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine.







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