Rendere le città più attrattive, rafforzare il commercio di vicinato e riportare al centro servizi, socialità e qualità dello spazio pubblico: è questo l’obiettivo del bando da oltre 21 milioni di euro della Regione Emilia-Romagna per l’attivazione dei cosiddetti “hub urbani e di prossimità”, intervento che metterà in moto investimenti per un totale di oltre 40 milioni.
In sede di assestamento di bilancio, la Regione ha aumentato la dotazione del bando, portandola da 14 a 21 milioni, integrando lo stanziamento iniziale con altre risorse destinate sia agli investimenti strutturali che alla spesa corrente: in questo modo è stato possibile finanziare tutti i progetti presentati dai Comuni emiliano-romagnoli.
Gli interventi interesseranno complessivamente 58 hub (47 urbani e 11 di prossimità), distribuiti in tutte le province. Dai centri storici ai quartieri, i progetti puntano a trasformare gli hub in motori di attrattività e sviluppo: si spazia dalla riqualificazione di piazze, vie commerciali e spazi pubblici ai contributi per gli investimenti delle imprese (con particolare attenzione all’imprenditoria giovanile e femminile), dalle iniziative di marketing territoriale ai servizi di hub management, fino ai progetti di innovazione e animazione dei centri urbani.
In provincia di Reggio sono sei i Comuni che beneficeranno dei finanziamenti, per un totale di 2.761.785,71 euro: il capoluogo Reggio Emilia (è in arrivo un contributo di 560.000 euro, il massimo consentito), Guastalla (560.000 euro), Reggiolo (500.000 euro), Scandiano (460.000 euro), Novellara (388.560 euro) e Campagnola (293.225,71 euro). I progetti dovranno essere completati entro il 2027.
La graduatoria dei progetti finanziati riguarda il primo bando regionale dedicato agli hub urbani e di prossimità riconosciuti nel 2025, ma è già attivo un nuovo percorso per il quale sono già state presentate 120 candidature.






Questi anglismi inutili hanno rotto. Troppo banale chiamari centri urbani! La lingua italiana non ha idiomi sufficienti? Provincialismo elevato a potenza, forse questi innovatori del linguaggio pensano che un termine in inglese nobiliti di più, poveri ignoranti.