Neonati sepolti in giardino, la difesa di Chiara Petrolini: “Va assolta perché incapace”

Chiara Petrolini in aula al processo – YT

Da assolvere, in quanto non imputabile per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti: è questa la richiesta della difesa di Chiara Petrolini, la giovane donna di 22 anni finita a processo con l’accusa di duplice omicidio aggravato (dalla premeditazione e dalla discendenza) e soppressione di cadaveri dopo il ritrovamento dei resti di due neonati sepolti nel giardino della casa dei genitori a Vignale di Traversetolo, in provincia di Parma.

Non cambia, dunque, la strategia difensiva degli avvocati della studentessa, che già durante il processo di primo grado avevano sostenuto la stessa tesi.

Per Petrolini, invece, lo scorso aprile era arrivata una condanna, seppur parziale: per quanto riguarda il primo figlio, il neonato partorito e morto il 12 maggio 2023, la ventiduenne era stata assolta dall’accusa di omicidio aggravato premeditato (secondo i giudici sarebbero mancate le prove che il piccolo fosse nato vivo), ma era stata condannata per soppressione di cadavere; per quanto riguarda il secondogenito, venuto alla luce il 7 agosto 2024, l’imputata era stata invece condannata per omicidio (con premeditazione), mentre l’accusa di soppressione di cadavere era stata riqualificata nel meno grave reato di occultamento di cadavere – per una pena complessiva di 24 anni e tre mesi di reclusione.

Depositando l’impugnazione della sentenza di primo grado, l’avvocato Nicola Tria e il nuovo legale difensore Guglielmo Gulotta hanno chiesto di rinnovare l’istruttoria dibattimentale, con un supplemento di consulenza neuropsicologica ed eventualmente una nuova perizia psichiatrica sulla giovane donna; la precedente aveva concluso per la piena capacità di intendere e di volere dell’imputata.

La difesa, qualora non venisse ritenuto sussistente il vizio totale di mente della ventiduenne, punta comunque a una riduzione della pena, previa riqualificazione giuridica del fatto contestato da duplice omicidio aggravato alla diversa fattispecie di reato di omicidio colposo, oppure infanticidio.

Anche la Procura di Parma, per motivi opposti, ha presentato appello, in quel caso contro l’assoluzione dell’imputata dall’accusa di omicidio (per quanto riguarda il primo figlio) e contro la riqualificazione dell’accusa di soppressione di cadavere in occultamento di cadavere (per quanto riguarda il secondo figlio).



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