L’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi nella serata di giovedì ha guidato una veglia di preghiera ricordando quei profughi morti in mare mare e via terra provando a giungere in Europa. Il religioso ha ribadito la sua contrarietà alla chiusura dei porti. E parla di quelle 70 persone che hanno perduto la vita nei giorni scorsi davanti alla costa libica:"Sono morti perché i porti erano chiusi la settimana scorsa. Non ci possiamo abituare a questo".

E di fronte alla morte ha spiegato il vecovo: "Non ci si divide. Si mettono da parte le contrapposizioni e ci si vergogna di quel gusto un po’ da protagonisti digitali di dirsi contro. Dobbiamo essere tutti dalla parte delle vittime".
E ancora: "Non dobbiamo arrenderci al male, alla stolta logica di non dare da mangiare a chi ha fame. Il giudizio e’ per tutti- ammonisce il vescovo- la divisione non e’ tra credenti e non credenti, ma tra giusti e non giusti. Nessuno pensi di essere dalla parte giusta, il giudizio inizia da oggi. Dobbiamo essere noi il porto, accogliere ci aiuta a essere accolti. La memoria dei morti ci aiuti a difendere i vivi e a scegliere con intelligenza, determinazione ed efficacia quella umana via per cui ero straniero e mi avete accolto".

I migranti, continua l’arcivescovo, "sfidano la morte per un disperato bisogno di futuro, perche’ scappano da morte sicura. E lo fanno anche per altruismo, per amore verso i loro cari, come facevano i nostri nonni emigranti. Salgono sui barconi consapevoli del rischio, ma la disperazione e’ piu’ forte della paura". Presenti alla veglia, organizzata dalla Comunita’ di Sant’Egidio, moltissimi cittadini che riempiono la navata della chiesa. Ci sono fra gli altri anche la consigliera comunale Amelia Frascaroli, il numero uno delle Acli di Bologna, Filippo Diaco, e l’ex presidente del Consiglio comunale di Bologna, Gianni Sofri. Che alla Dire spiega: "Ho sentito il bisogno di essere qui per testimoniare la mia solidarieta’ al vescovo e al sindaco per le offese e gli insulti di questi giorni e anche a Cathy La Torre per le minacce di morte subite. Ovunque ci sia qualcuno che dice cose giuste e difende i diritti, non bisogna chiedersi chi sia, ma correre a parlare insieme a lui".






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