La proposta del sindaco Marco Massari di trasformare i negozi sfitti in garage, semplificando i cambi di destinazione d’uso, non è una misura urbanistica. È una dichiarazione di resa. Il Comune di Reggio prende atto che intere vie hanno perduto la propria funzione commerciale e, invece di tentare di ricostruirla, prepara il funerale. Dove c’era una vetrina, un portone. Dove poteva tornare un’impresa, un’automobile. Dove viveva la città, un box.
Massari sostiene che il centro storico di una volta non tornerà più. È un’ovvietà. Ma un sindaco dovrebbe immaginare quello di domani, non fare il becchino di quello di ieri.
Il centro non è un contenitore edilizio da riempire con ciò che il mercato rende più conveniente. È la città storica, la sua anima, il luogo nel quale commercio, servizi, relazioni, bellezza e sicurezza si tengono insieme. Un negozio acceso illumina la strada, porta persone, crea movimento e controllo sociale. Un garage inghiotte un’automobile e si richiude. Una successione di garage trasforma una via in un corridoio morto.
Si direbbe che Massari e la sua giunta osservino il mondo dall’interno di un garage. Si muovono al buio senza un’idea riconoscibile di città, di impresa, commercio e qualità della vita.
Il declino non nasce oggi. È il risultato di una lunga politica dei governi cittadini a guida Pci, Pds, Ds e Pd. Il centro, considerato per decenni una fucina di voti conservatori, è stato progressivamente privato delle sue funzioni. Il trasferimento del tribunale nella periferia nord portò fuori dall’esagono migliaia di professionisti, dipendenti e utenti. Poi vennero i grandi poli commerciali esterni, fino ai Petali accanto allo stadio. Flussi, acquisti, servizi e interessi furono spostati altrove. Ora il Comune contempla le vetrine vuote con l’aria innocente di chi passa di lì per caso.
Alla desertificazione commerciale si accompagna un degrado sociale e ambientale ormai assoluto. Spaccio, sbandati, portici diventati impraticabili, strade nelle quali residenti e commercianti avvertono di essere stati abbandonati. Non si tratta più di episodi isolati, ma del paesaggio quotidiano di parti crescenti del centro. Per anni l’amministrazione ha minimizzato. Ora ammette il fallimento nel modo peggiore: non restituendo sicurezza e funzioni, ma sostituendo i negozi con i garage.
La contraddizione sfiora la farsa. Pochi giorni prima Massari aveva firmato una proposta a sostegno del commercio di prossimità, definendo i negozi luoghi di lavoro, relazioni e presìdi sociali. Una settimana dopo propone di convertirli in autorimesse. Prima la firma, poi la serranda.
Nel frattempo l’amministrazione continua a scambiare il governo del centro con l’organizzazione di eventi. Palchi, gazebo, transenne, fotografie. Per qualche ora le piazze si riempiono e gli assessori si convincono di avere restituito vita alla città. Il lunedì restano gli stessi negozi chiusi, gli stessi portici degradati, le stesse strade impoverite. L’evento è diventato il surrogato della politica: anima per un pomeriggio ciò che l’assenza di strategia lascia morire tutto l’anno.
Il martedì e il venerdì, poi, le vie più importanti vengono consegnate a un souk di stracci venduti a uno o due euro. Non qualità, attrazione e bellezza, ma un mercato di nulla che danneggia i commercianti rimasti, quelli che pagano affitti, personale, utenze e tasse per tenere aperta un’attività vera. Avrebbero bisogno di pulizia, sicurezza, accessibilità e una regia commerciale. Ricevono bancarelle davanti alle vetrine e, come prospettiva futura, il permesso di trasformarle in garage.
Dietro questa proposta affiora un problema più grande: manca completamente una strategia per la Reggio futura. Non c’è un’idea di sviluppo, di mobilità, di innovazione, di attrazione delle imprese e dei talenti. Si spendono milioni per un sottopasso ciclabile mentre sulla via Emilia restano i passaggi a livello, come se la città vivesse ancora a metà del Novecento. Grandi parole sulla sostenibilità, piccole opere scollegate, nessuna visione complessiva.
La giunta Massari si rivela inadeguata non perché sbaglia una singola scelta, ma perché non sa indicare una direzione. Amministra il declino, lo accompagna, qualche volta lo arreda. Quando incontra un problema, non lo risolve: cambia la destinazione d’uso. Il punto non è che Massari voglia mettere i garage nei negozi. È che, per Reggio, non sembra riuscire a immaginare molto altro. La città futura resta dall’altra parte del passaggio a livello, con le sbarre abbassate.






Condivido ogni parola.
Per chi come me, Reggiano residente a Reggio, era un bambino negli anni ’70, un adolescente negli anni ’80, studente universitario anni ’90 è incredibile e deprimente constatare come il centro storico della nostra città sia cambiato (in peggio) in poco più di 20 anni; non è solo nostalgia dei tempi andati, sfido tuttavia chiunque a sostenere che Reggio, ed in particolare il suo centro storico, siano cambiati in meglio.
Quando cerchiamo di raccontare ai nostri figli, adolescenti reggiani di oggi, come fosse la città un tempo è inevitabile vedere incredulità nei loro occhi.
I negozi, le attività commerciali, i cinema, i ristoranti che rendevano vivo il centro storico negli scorsi decenni…tutto scomparso.
Ora mi sento estraneo in certe zone del centro storico (e non solo), diventate “non luoghi” che non riconosco più, enclave magrebine o africane, mi deprimo ogni volta che mi capita di passarvi.
Chi ha sempre amministrato la città è corresponsabile della situazione attuale e determinate scelte presentano il conto (spostamento del tribunale, gli ipermercati cooperativi, i cinema chiusi a favore degli orribili Petali, la spianata sovietica di porfido fra i Teatri che ha ucciso l’isolato San Rocco, la sistematica volontà di penalizzare l’accesso al centro etc etc)…
Il confronto con Parma o Modena è impietoso.
Il centro storico è l’anima di ogni città: se il centro è sempre più vuoto, Reggio si snatura e perde la propria identità.
Non menziono nemmeno tutte le problematiche di insicurezza (vera e reale), che limitano poi gli spazi di libertà di molti (adolescenti, donne, persone anziane).
Degrado, incuria, sporcizia, schiamazzi, inciviltà, maleducazione tollerata dalle autorità e dalle forze dell’ordine.
Garages al posto di attività commerciali?!
Complimenti davvero a Sindaco e giunta ed ai loro lettori: continuiamo pure così, uccidiamo definitivamente il centro storico, svuotiamolo completamente; tutti in macchina all’ipercoop, ai Petali o in uno degli innumerevoli Conad.
Io, come tanti Reggiani, sempre più spesso scelgo di trascorrere altrove i miei fine settimana, i miei sabati, le sere infrasettimanali nelle quali si cena fuori casa o si va al cinema: non ho voglia di deprimermi o di intristirmi ogni volta.
e raccomandiamo quindi a tutti i nostri concittadini di recarsi alla prossima tornata amministrativa e dare un segnale forte, di cambiamento e di volonta’ di ripresa, apponendo il voto sul simbolo del PD, altrimenti torna il fasismo.
Che poi Reggio diventi finalmente la periferia squallida e sporca di Rabat chissenefrega…..evviva, evviva, evviva.
Disarmante fotografia, purtroppo reale. Il lento declino di questa citta’ è iniziato con le giunte Spaggiari, poi accelerato su scala inclinata con la “guida” di Vecchi e Massari. Mandiamoli a casa. Reggio non merita questo.
PS: sono antifascista, a scanso di equivoci.
dovresti fare il sindaco tu fenomeno
Ti ringrazio per la preferenza. Conto che la confermerai anche nel seggio.
Nel segreto dell’urna potrai esprimerti al meglio delle tue possibilita’. Grazie ancora per l’endorsement. Nel tuo caso sarebbe piu’ appropriato il termine “endesenment” e nel caso mi rendo disponibile a spiegare il neologismo appositamente coniato, quando ce ne fosse bisogno…
sei fantastico e ti voterò
Saro’ fiero tuo rappresentante. Together we stand, divided we fall.