Graziano Delrio rompe ancora una volta la quiete del campo largo. E questa volta lo fa con parole difficili da archiviare come uno dei consueti distinguo della minoranza dem. “La radicalizzazione del centrosinistra sui temi della politica estera sarebbe un problema per il Paese”, afferma l’ex ministro, già sindaco di Reggio Emilia e oggi senatore del Pd.
Il terreno dello scontro è quello della politica estera, dall’Ucraina al Medio Oriente, ma il ragionamento di Delrio investe la collocazione politica del centrosinistra e la strategia del Partito democratico guidato da Elly Schlein.
Delrio ribadisce la necessità di continuare a sostenere l’Ucraina. Difendersi, ricorda, è un diritto riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite e gli aiuti occidentali hanno consentito a Kiev di resistere all’aggressione russa. La ricerca di una soluzione diplomatica, nella sua lettura, non passa quindi dalla sospensione degli aiuti: interromperli oggi significherebbe favorire la legge del più forte.
La distanza con Giuseppe Conte e con una parte della sinistra è evidente. Già nei mesi scorsi Delrio aveva contestato la posizione del leader del Movimento 5 Stelle sulla Russia e sollecitato il centrosinistra a trovare una sintesi credibile sui grandi dossier internazionali. Il Pd, aveva ricordato, “non è la sinistra che si allea con il centro”, ma un partito di centrosinistra chiamato a tenere insieme culture riformiste differenti.
Il nuovo intervento arriva inoltre nel pieno dello scontro sul disegno di legge contro l’antisemitismo. Delrio si dice “molto amareggiato e rattristato” per la scelta del Pd di votare contro il testo alla Camera e sostiene che su un tema di questa natura sarebbe stata necessaria una convergenza più larga, come auspicato dalla senatrice a vita Liliana Segre.
Ma dietro antisemitismo, Ucraina e Medio Oriente affiora una questione politica più ampia. Delrio aveva già manifestato il proprio “disagio” per un dibattito sempre più polarizzato, chiedendo al Pd di mantenere una propria identità e di non trasformarsi nel semplice garante dell’alleanza con Movimento 5 Stelle e altre forze della sinistra. Immigrazione, sicurezza, industria, transizione energetica: sono alcuni dei terreni sui quali, secondo il senatore dem, va costruita una proposta di governo.
Parole che assumono un peso particolare a Reggio Emilia, la città amministrata da Delrio dal 2004 al 2013 prima del passaggio al governo nazionale. L’ex sindaco non mette in discussione la leadership di Schlein né la prospettiva di un’alleanza alternativa al centrodestra. Mette però sul tavolo il problema della direzione politica di quella coalizione.
Il punto è netto: il centrosinistra può cercare l’unità, ma per Delrio non può farlo spostando progressivamente il proprio baricentro verso posizioni più radicali. Una discussione che parte dalla politica estera e finisce dentro l’identità stessa del Pd.






Però Del Rio si unirà a tutto il Pd compresi i 5 Stelle, i Verdi di Bonelli, + Europa di Magi, Italia Viva di Renzi, Azione di Calenda per annullare la Legge del divieto universale dell’utero in affitto, per l’eutanasia in Italia, per il matrimonio egualitario delle persone omosex (che dovranno usare l’utero in affitto se sono maschi) della cannabis libera e forse dell’aborto in Costituzione, dell’adozione per le coppie omosessuali e aboliranno il tetto del 30% per alunni stranieri in classe che già D’Alema proponeva ai suoi tempi e che il Presidente Mattarella ha praticamente accettato chiedendo di non fare classi ghetto. Proprio come il Ministro Valditara dice. Poi aboliranno, come già succede in Toscana, la legge Valditara per il consenso informato dei genitori per i figli di terza media e delle superiori (di minorenni) che dovranno firmare per sapere il programma e sapere chi sono gli esperti in classe. Del Rio firmerà tutto. In questo senso i cattolici democratici non hanno voce in capitolo o se l’hanno si adeguano per mancanza di conoscenza dei valori o per ripicca nei confronti della Meloni e quindi della maggioranza che l’ha votata.
Il vero pericolo per il Pd sono elementi di destra come Del Rio che nascondono e difendono gli assassini dello stato di Israele. Tali elementi dovrebbero lasciare il Pd prima delle elezioni
speriamo che i democraticissimi, pluralisti ed ultra-pacifisti leader di Hamas non presentino una lista per eleggere un Sindaco qui a Reggio….avrebbero un elettorato che neanche nella loro roccaforte…se non ci foste, andreste inventati.
La politica estera non è un tema, è il tema delle prossime elezioni…con i soldi che si mangerà per gli impegni presi dal governo attuale renderà irrilevante la politica interna se non per problematiche marginali. E basta con la storiella dell’aggressore e dell’aggredito ad applicazione variabile da soggetto a soggetto. Il PD ha appoggiato e vuole continuare ad appoggiare la politica del riarmo? Lo faccia, ma senza i se ed i ma, quelli sulla stragrande maggioranza dei votanti non funzionano più, su chi ha intenzione di astenersi ancora meno.
Da quando la vecchia dc ha subìto la mutazione genetica in margherita per confluire ahinoi come soggetto minoritario nell’ammucchiata sinistra variamente denominata fino al pd attuale, ecco la perdita di rilevanza e addirittura l’out out: o ti adegui al cespugli.forme trainante andazzo…o esci. Evviva la democrazia interna!