Bologna si prepara a un altro sabato di manifestazioni. Il 7 novembre, alle 14, è previsto un raduno in piazza del Nettuno, promosso dal movimento Bologna in piazza, collegato alla rete nazionale Italia in piazza. Gli organizzatori prevedono fino a 1.500 partecipanti. L’obiettivo dichiarato è protestare contro il carovita, gli stipendi bassi, il caro affitti, le tasse e le condizioni della scuola e della sanità.
La nuova mobilitazione arriva dopo gli scontri del 17 e 24 ottobre, che hanno trasformato alcune zone del centro in teatro di violenti confronti con le forze dell’ordine. Il precedente pesa sulle valutazioni della Questura, alla quale è stato presentato il preavviso della manifestazione. Il percorso definitivo non risulta ancora concordato. Tra le ipotesi figura il passaggio in via Indipendenza.
A sollevare ulteriori interrogativi sono le dichiarazioni degli stessi promotori. Samanta Uswatta, portavoce del movimento, ha spiegato che gli organizzatori non vogliono la violenza, ma non intendono neppure condannarla, sostenendo che la responsabilità maggiore appartenga alle istituzioni e alle politiche economiche del governo. Una posizione che rischia di alimentare nuove polemiche dopo le devastazioni delle settimane precedenti.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha espresso l’auspicio che non si ripetano episodi di violenza. Intanto gli organizzatori cercano volontari per un servizio d’ordine interno, con l’obiettivo dichiarato di evitare infiltrazioni di gruppi intenzionati a provocare incidenti.
La manifestazione del 7 novembre rappresenta dunque un nuovo banco di prova per la gestione dell’ordine pubblico. Sullo sfondo restano le proteste studentesche, le mobilitazioni dei gruppi antagonisti e le tensioni che hanno accompagnato anche lo sciopero generale del 30 ottobre. Per Bologna si annuncia un altro fine settimana delicato, con possibili ripercussioni sulla circolazione e sulle attività commerciali del centro.






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