L’Orso russo e il “Modello Putin”

putin
8

Winston Churchill, 1939: «Non posso farvi delle previsioni sulle azioni della Russia. La Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma… ma forse c’è una chiave: l’interesse nazionale russo». Le parole dello statista inglese che condusse la Gran Bretagna nel procellosa notte della seconda guerra mondiale sono citate da Mattioli Bagnoli – capo della redazione Ansa di Mosca da sette anni – nel suo solo notevole libro Modello Putin. Churchill, sette anni dopo, tenta di risolvere il rebus Russia: «Sono convinto che non vi sia nulla che i russi ammirino più della forza, e che non vi sia nulla che rispettino meno della debolezza, specie quella militare».

Un’integrazione di chi scrive suggerita gioco-forza da quello che è accaduto dopo il 24 febbraio scorso, quando la Russia di Putin ha invaso l’Ucraina. Perché il libro di Bagnoli non è un instant book (la prima edizione è del marzo 2021), ma un libro scritto con piglio giornalistico, mai superficiale. Ha l’ambizione, e secondo noi non vacua, di rivoltare il regime putiniano come un calzino. E ci riesce. Alla fine delle quattrocento pagine, ti rendi conto di saperne di più, ma l’enigma Russia continua in un qualche modo ad aleggiare minaccioso sullo sfondo di una «democrazia sovrana», altrimenti detta «democrazia gestita» – come l’ha definita l’«eminenza grigia decaduta» Vladimir Surkov – che regola la vita politico-sociale russa.

Quella economica, invece, è saldamente in mano ai siloviki – gli uomini «delle strutture di forza come i servizi segreti» – amici dell’autocrate russo, che controllano – secondo Navalny, l’oppositore principe-martire – «i ministeri, mentre i loro figli controllano le principali banche e compagnie del Paese, che a loro volta controllano circa l’85% dell’economia nazionale». Questo il quadro, ma… senza consenso della popolazione? È estorto, è pilotato? Bagnoli non risolve in modo definitivo l’enigma. Potremmo definirlo in equilibrio precario fra giogo e convenienza? «Il modello Putin, a vent’anni esatti dal suo arrivo sulle scene – scrive l’autore – inizia a mostrare tutte le sue contraddizioni, nonostante il suo messaggio chiave (il governo della stabilità contro il caos del cambiamento, come negli anni Novanta) faccia presa su una larga fetta della popolazione – alla quale, va detto, viene costantemente negata un’alternativa». Un caso per tutti è la tragica vicenda di Aleksej Navalny, arrestato più volte, poi avvelenato, sopravvissuto e nuovamente arrestato. La sua fortuna è di essere ancora vivo a differenza di molti altri oppositori. Un “democrazia gestita” appunto che può bollare un oppositore come «agente straniero», un marchio che gli apre le porte della prigione o di essere vittima di altre restrizioni personali.

Il lavoro di Bagnoli non si limita alle sole dinamiche interne del regime, ma presenta anche i diversi scenari internazionali in cui si muove la Russia: dalle ex repubbliche sovietiche, relazioni caratterizzate da un approccio imperiale spesso armato (vedi Cecenia, Georgia, Donbass, Crimea e oggi l’intera Ucraina), alla Siria alla Libia, al Medio Oriente nel suo complesso. Con il pregio di offrirci il punto di vista russo che consente al lettore di cogliere la complessità del quadro geopolitico mondiale. Senza, però, fare sconti a Putin. E allora ecco in scena la Cina, gli Usa, l’Europa e la Turchia. E l’Italia che, nonostante l’embargo europeo decretato dopo l’annessione della Crimea nel 2014, ha continuato, non l’unico Paese, con la Lega di Salvini in prima fila, a intessere rapporti più o meno opachi con l’Orso russo. E di quanto la Russia sia interconnessa con il nostro Paese. Ci racconta, poi della guerra ibrida, «un mix onnicomprensivo che tiene insieme deseinformazia 2.0, i cyber attacchi, il sostegno di gruppi politici estremisti, l’outsourcing della violenza in nome del principio della plausible deniability – in pratica “dimostra che sono io o stai zitto”».

Al netto del lato oscuro del regime putiniano che «era invisibile solo per chi non voleva vedere», la Russia per Bagnoli «diventa uno specchio delle nostre stesse mancanze, delle ipocrisie occidentali, laddove troppo spesso predichiamo bene e razzoliamo male». Tuttavia la Grande Madre Russia rimane ancora per l’Occidente qualcosa di non completamente svelato, anche se in queste settimane drammatiche l’Orso russo ha sfoderato insanguinando i suoi artigli, distribuendo morte e distruzione nella non troppo lontana, da noi, Ucraina.

(Mattia B. Bagnoli, Modello Putin. Viaggio in un Paese che faremmo bene a conoscere, People, Busto Arsizio (VA) 20223, pp. 448, 18,00 euro, recensione di Glauco Bertani).

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia

COLONNA SONORA

STAN RIDGWAY, Camouflage

DIRE STRAITS, Brothers In Arms

R.E.M., The Wake-Up Bomb

OTIS REDDING, (Sittin’ On) The Dock Of The Bay

GEORGE HARRISON, My Sweet Lord

I nostri voti


Stile narrativo
8
Tematica
8
Potenzialità di mercato
8




C'è 1 Commento

Partecipa anche tu
  1. paolo

    Corea, Vietnam,Belgrado, Iraq 1, Kosovo, Grenada, Panama, Iraq 2, Somalia, Afghanistan , Libia forse manca qualcosa, di certo risoluzioni ONU, come vede c’è un certo equilibrio geopolitico, cmq tutte porcate sia ben chiaro , gli uni e gli altri.


Invia un nuovo commento