Arcigay Gioconda: già oltre 4milia euro per Casa Arcobaleno a Reggio. “Intitolata a Tondelli”

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A due settimane dal suo avvio, la campagna di raccolta fondi promossa da Arcigay Gioconda per sostenere l’apertura della prima Casa Arcobaleno di Reggio Emilia ha superato i 4.000 euro. Un risultato importante, che sta vedendo una grande partecipazione da parte di singoli cittadini e associazioni, con il fine di raccogliere fondi per realizzare uno spazio sicuro e protetto dove accogliere le persone LGBTI vittima di violenza e omofobia, per permettere loro di riprendersi e costruirsi un nuovo percorso di vita.

L’obiettivo è di raccogliere almeno 10.000 euro entro la data del 7 febbraio 2022. Tra le ricompense previste per chi dona, è prevista anche la possibilità di scegliere a chi intitolare una delle camere della Casa, quale ringraziamento speciale per il sostegno al progetto. I fondi raccolti serviranno a finanziare piccole opere di ristrutturazione, l’arredamento e il sostentamento per il primo periodo di vita dell’appartamento. Una volta aperto, lo spazio potrà accogliere fino a 4 persone vittime di discriminazioni omotransfobiche.

“In questi giorni di feste natalizie – dice il presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini – abbiamo avuto conferma di come questo servizio sia fondamentale e urgente: basti pensare che solo negli ultimi tre giorni Arcigay Reggio Emilia ha preso in carico altre due persone – una ragazza trans e un ragazzo gay – ospitate al momento presso membri dell’associazione, che se no avrebbero passato il Natale in strada. Questo rende il nostro lavoro difficile, certo, ma ci convince ancora di più dell’importanza di chiedere sostegno economico per l’apertura Casa di Accoglienza Tondelli. Già ottanta persone hanno deciso di donare, e questa generosità ci commuove e onora: Reggio Emilia continua a dimostrarsi come una città attenta al benessere di tutte le persone, di qualunque genere e orientamento. Andiamo avanti con la campagna di raccolta fondi, e saremo grati a chi vorrà aiutarci”.

In contemporanea con la campagna di raccolta fondi per la Casa Arcobaleno – che a trent’anni dalla sua scomparsa, sarà intitolata allo scrittore corregese Pier Vittorio Tondelli – proseguono anche le iniziative collaterali sul territorio per presentare il progetto. Il calendario aggiornato degli appuntamenti è disponibile online sul sito di Arcigay Gioconda (https://arcigayreggioemilia.it)e sui profili social dell’associazione.

COME PARTECIPARE – Per contribuire alla campagna di raccolta fondi è necessario collegarsi al sito www.ideaginger.it Sarà possibile supportare la campagna acquistando una o più ricompense (con importo libero o da 10, 25, 50, 75, 100, 250 e 500 euro) e inviando il proprio contributo tramite carta di credito, carta prepagata, PayPal o bonifico su conto corrente bancario. Ciascuna donazione prevede una “ricompensa”, tra cui la possibilità di avere un posto nel totem di ringraziamento all’interno della Casa Arcobaleno, o quella di intitolare una delle camere del primo appartamento.

Le risorse raccolte serviranno per coprire i costi di realizzazione e mantenimento della casa arcobaleno, e in particolare: ristrutturazione degli spazi (1.800 euro); acquisto dei mobili (4.200 euro); pagamento delle utenze per il primo anno di vita (2.400 euro); sostegno e spesa per gli ospiti della Casa Arcobaleno per il periodo iniziale (1.600 euro).

E’ possibile anche donare tramite bonifico IBAN IT62T0850912801028010020324 intestato a Arcigay Reggio Emilia Gioconda con causale “donazione per casa arcobaleno”

PERCHÈ UNA CASA ARCOBALENO – Dall’inizio dell’anno sono state 179 vittime di omofobia che hanno avuto il coraggio di denunciate: ancora troppe sono le persone che invece rimangono nell’ombra e senza nessuna rete di protezione, per la maggior parte adolescenti che vengono cacciati di casa dopo aver fatto coming out. A Reggio Emilia, nel 2021, sono state una ventina le persone che si sono rivolte ad Arcigay perché vittime di discriminazioni per il proprio orientamento sessuale. Molti di questi casi non vengono neppure denunciati. Durante il lockdown, in particolare, gli SOS giunti ad Arcigay sono stati tantissimi: si tratta di persone che nelle proprie abitazioni, in famiglia, sono state vittima di prevaricazioni o intimidazioni per il fatto di essere gay, lesbiche o trans.



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