Il tragico incidente che giovedì 18 giugno a Reggio Emilia è costato la vita a Joele Nathan Malvasi, il ragazzino di 11 anni travolto e ucciso da un camion per la raccolta dei rifiuti all’incrocio tra via Magenta e via Zanichelli, nella zona del lungo Crostolo, “è un disastro stradale annunciato”, per il consigliere comunale della lista civica Per Reggio Emilia Giovanni Tarquini.
Il capogruppo in Sala del Tricolore individua anche il problema: “Il guaio sono gli incroci semaforici con attraversamento ciclopedonale contemporaneo con i veicoli a motore. In tutti i Paesi civili dove c’è veramente attenzione ai pedoni e ai ciclisti gli incroci vengono attraversati sempre a veicoli a motore completamente fermi. Il verde sulle strisce pedonali e sulle ciclabili è sempre disgiunto dal verde semaforico per i veicoli a motore”.
Per Tarquini, dunque, “è il momento di cambiare le cose anche qui. Questo tragico incidente ripropone il tema delicatissimo della sicurezza stradale per gli utenti più fragili: ciclisti e pedoni, bambini e anziani. La dinamica è purtroppo ricorrente. Già altre volte sono accadute disgrazie simili a questa, vale a dire a seguito di affiancamento all’incrocio di un mezzo pesante che svolta a destra con un ciclista che, fermo al semaforo di fianco al lato destro dell’autocarro, sconta il fatto di trovarsi, allo scattare del verde, proprio sulla traiettoria del mezzo pesante e in un punto di difficile visibilità”.
Secondo il consigliere, però, il tema di riflessione “deve essere allargato alla realizzazione ormai in sempre più parti della città di percorsi ciclabili dedicati. Fuori o dentro al cosiddetto progetto Bici Lab. Aree che dovrebbero garantire più sicurezza, ma abbiamo visto che non è così. Prima di tutto, se le dimensioni della pista ciclabile riducono quelle della corsia ordinaria non servono praticamente a nulla, anzi, aumentano la condizione di grave rischio per il soggetto fragile di essere attinto da autovetture o mezzi pesanti ingombranti”.
C’è poi un altro aspetto: “È evidente il diffuso stato di abbandono di dette piste ciclabili. Non è sufficiente realizzarle pennellando strisce bianche e sagome di biciclette e prendersi così il merito di agevolare la mobilità con incentivazione dell’uso della bicicletta. Bisogna realizzarle bene, dedicare loro il giusto spazio e un percorso adeguato e fare costante manutenzione. Non si fanno per moda o propaganda, ma perché si crede veramente nella loro utilità, che non può mai cedere di fronte al bene della salute e integrità delle persone, tanto più se si tratta di piccole vite come in questo tristissimo ultimo caso”.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu