Ci siamo sedute a un tavolo e abbiamo provato a capire cosa succede quando la curiosità diventa una forma d’arte.
Perché tra musica, teatro, libri, lingue e Paesi attraversati, Patrizia Laquidara ha costruito una carriera che non assomiglia a nessun’altra.
Cantautrice e scrittrice, siciliana di nascita e veneta d’adozione, ha costruito nel tempo un percorso artistico personale e riconoscibile, muovendosi in una zona di confine tra canzone d’autore, poesia, ricerca sonora e performance.
Voce e scrittura, visionarie e magnetiche, uniscono profondità emotiva e libertà espressiva; dando forma a un racconto che non si limita a interpretare le storie, ma le abita.
Targa Tenco 2011 come miglior album in dialetto – con “Il canto dell’anguana”, che la porta a duettare con Ian Anderson – vince il Premio della critica al Festival di Sanremo 2003 con “C’è qui qualcosa che ti riguarda”.
Live in Italia e all’estero (Stati Uniti, Giappone, Ecuador, Brasile, Marocco, Spagna), si muove in dialogo con il teatro e la parola.
È sua “Noite Luar“ per il film “Manuale d’amore” di Giovanni Veronesi, candidata al David di Donatello come miglior canzone originale; così come il romanzo “Ti ho vista ieri”, da cui prende forma “Flòrula”, il nuovo progetto discografico, prodotto artisticamente insieme al musicista e arrangiatore Edoardo Piccolo.

Personaggi e storie che nascono dal bisogno di ritrovare nella canzone una casa viva: uno spazio in cui la storia personale smette di essere biografia e diventa racconto condiviso.
Un lavoro che tiene insieme radici e futuro, intimità e apertura, confermando Patrizia Laquidara come una cantastorie contemporanea capace di attraversare i linguaggi senza separarli.
Un’artista che non lascia canzoni, ma tracce.
E le tracce hanno una caratteristica bellissima: continuano a parlare anche quando la voce si ferma.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu