Nessuna fedeltà è eterna

Elly Schlein festa nazionale Unità 2025 Reggio – YT

Il Partito democratico prova a cambiare passo. Elly Schlein sostiene che la sicurezza non può essere lasciata alla destra. Michele de Pascale le risponde che lo stesso cambio di prospettiva dovrebbe riguardare l’economia e l’energia, fino a considerare il nucleare senza preclusioni. Le due prese di posizione, pubblicate dal Foglio nell’arco di ventiquattr’ore, meritano attenzione. Riconoscono che esistono temi sui quali la sinistra non può limitarsi a contestare le proposte degli avversari. Deve costruire le proprie.

Il banco di prova, però, non è il dibattito nazionale. È l’Emilia-Romagna.

Se sicurezza, legalità, economia ed energia tornano a essere priorità politiche, il Pd deve chiudere con il doppio registro che ha caratterizzato una parte della sua azione negli ultimi anni. Non basta cambiare linguaggio. Occorre cambiare comportamenti.

Matteo Lepore ha commesso un grave errore politico convocando una manifestazione sulla morte di Fakir quando l’inchiesta era ancora nelle sue fasi iniziali. Un sindaco rappresenta le istituzioni. Non può dare l’impressione di anticipare il giudizio della magistratura né contribuire a creare un clima nel quale una parte della piazza individua i colpevoli prima dell’accertamento dei fatti.

Il bilancio di quella nottata pesa come un macigno: sessantaquattro agenti delle forze dell’ordine feriti. Un dato che impone una riflessione politica. Le prese di distanza successive dai violenti non cancellano la responsabilità delle scelte compiute prima.

La stessa chiarezza serve davanti alla strage di Modena. Una donna ha perso la vita, altre persone sono rimaste gravemente ferite, tra loro una turista tedesca che ha perso entrambe le gambe. Di quella vicenda si parla già troppo poco. È un errore. La sicurezza non può essere un tema a intermittenza.

I cittadini chiedono coerenza. Le parole sono importanti. Le decisioni lo sono di più. Non basta attribuire ogni responsabilità al governo nazionale. Comuni e Regioni amministrano territori, affrontano il degrado urbano, l’integrazione, la sicurezza quotidiana. Hanno responsabilità dirette.

Le forze dell’ordine non sono il problema. Sono uno degli strumenti con cui la democrazia difende se stessa. Se sbagliano, esistono magistratura e organi di controllo. Ma trasformarle nel bersaglio di una condanna preventiva significa indebolire lo Stato.

Vale anche per il linguaggio. Quando la politica invoca “giustizia” mentre la magistratura sta già indagando, lascia intendere che la giustizia non basti. È un messaggio pericoloso. La giustizia non nasce nelle piazze.

Schlein e de Pascale hanno aperto una discussione interessante. Adesso devono dimostrare che non si tratta di un semplice aggiustamento lessicale. Il nuovo corso del Pd si misurerà sulla capacità di scegliere con chiarezza da che parte stare quando la sicurezza entra in conflitto con la tentazione di tenere insieme tutto e il contrario di tutto.

L’Emilia-Romagna continuerà con ogni probabilità a votare a sinistra. Ma nessuna fedeltà elettorale è eterna. La credibilità non nasce dalle interviste o dalle lettere aperte. Nasce dalla coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Se il nuovo corso evocato da Schlein e de Pascale vuole diventare qualcosa di più di un cambio di linguaggio, deve cominciare da qui.




Ci sono 2 commenti

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  1. paolo

    Tutte le forze politiche stanno continuando a discutere di cazzate mentre il punto della prossima tornata elettorale è : ci si dissocia completamente dalla politica del riarmo senza se e senza ma inviando a fare in culo chi continua a fare propaganda bellica e affrontando le conseguenze economiche e le minacce che certo ci pioveranno sul capo o si continua con questo andazzo da paese delle banane in un’europa delle banane?
    Altrimenti a votare ci andrà una ristretta minoranza poi con l’aggravarsi del degrado socio-economico i conti si regoleranno purtroppo sul campo di battaglia che non sarà quello ucraino ma saranno le strade delle nostre città.

  2. Theodora

    Già, cambiare si può, almeno in teoria. Dopo il forzista Guazzaloca, che ci guadagnò un bel cancro, a Bologna tornò il diluvio di voti rossi, pci all’epoca. È chiaro che certi legami sotterranei permangono nel dna. Chi è causa del suo mal…


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