Romano Albertini replica a Salati: “Sono stato tesserato Lega (Nord) fino al 2025”

Romano Albertini e la sua tessera militante Lega Nord 2025

A metà luglio Romano Albertini, già consigliere provinciale a Reggio Emilia ed ex vicesindaco di Toano, ha annunciato di aver lasciato la Lega “dopo più di trent’anni di militanza”, parlando di “momenti difficili e delusioni personali”, per aderire a Futuro Nazionale, il partito politico fondato a febbraio da Roberto Vannacci.

Una ricostruzione, quella dell’”addio alla Lega”, che era stata però subito contestata da Roberto Salati, attuale segretario provinciale della Lega reggiana, secondo cui “contrariamente a quanto lasciato intendere, Albertini non ha mai avuto nessun ruolo, nella Lega Salvini Premier, né da dirigente e nemmeno da militante”; secondo Salati, solamente negli anni 2019-2020 “si era tesserato come semplice sostenitore, senza aver mai ricoperto incarichi o svolto un’attività di militanza all’interno dell’attuale organizzazione del partito”.

Una critica che Albertini ora rispedisce al mittente: “Ringrazio il segretario Salati. Sinceramente: in un solo comunicato è riuscito a spiegare meglio di me perché me ne sono andato. Salati scrive che non sarei mai stato ‘nemmeno militante’ e riduce la mia storia nella Lega a una ‘remota vicinanza’, roba ‘del passato’. Ma davanti a me c’è una tessera altrettanto netta: Lega Nord, socio militante 2025. Ci sono il mio nome, la segreteria provinciale di Reggio Emilia, la data ‘militante dal 20 marzo 2015’ e la firma del commissario federale Igor Iezzi, messo lì da Matteo Salvini in persona”.

La tessera da militante Lega Nord 2025 di Romano Albertini
Albertini precisa anche che la sua prima tessera da militante leghista risale al 1996, con una breve interruzione anni dopo: “Non è un ricordo né un’opinione. È un documento del suo partito. Delle due l’una. O Salati non conosce i dati del tesseramento nella sua provincia, e allora il comunicato è stato scritto senza le verifiche necessarie; oppure li conosce, e allora deve spiegare perché sostiene il contrario di quanto certifica la tessera. In entrambi i casi, il problema non sono io”.

“Immagino già la via di fuga”, ipotizza poi Albertini anticipando la possibile contro-replica: “Quella è la tessera della Lega Nord, mentre Salati parlava della Lega Salvini Premier, che è ‘un’altra cosa’. Prego, accomodatevi. Ma allora esistono due Leghe. Una tessera i militanti da via Bellerio, con la firma di un commissario scelto da Salvini, ma quando diventa scomoda ‘non conta’; l’altra è una Lega di plastica, che conserva il nome, la camicia, la storia e i voti della prima, ma non i militanti, i territori e la parola data”.

Ma questa, secondo Albertini, non sarebbe eventualmente una smentita, ma semmai una conferma: “Se la difesa (di Salati, ndr) è ‘quella Lega non siamo noi’, avete spiegato perché me ne sono andato. Usate la Lega come insegna e la rinnegate come sostanza; ne rivendicate l’eredità quando servono simboli e voti, poi la dichiarate ‘non riferibile’ quando si presenta un militante con la tessera in mano”.

In quel passaggio, attacca ancora Albertini, “il comunicato diventa più grave di quanto Salati abbia forse capito. Per liquidare me, ha liquidato la storia del suo partito, scrivendo che la Lega Nord ‘non sarebbe riferibile all’attuale struttura’. Ha così messo nero su bianco ciò che Salvini non ha mai avuto il coraggio di dire agli elettori. La Lega originale non esiste più, sopravvive come costume di scena. L’Italia intera l’ha visto a Pontida, al funerale di Umberto (Bossi, ndr), con Salvini in camicia verde e i militanti veri che gli urlavano di toglierla. Loro l’avevano capito con gli occhi. Salati l’ha certificato per iscritto. La camicia è rimasta. La Lega no”.

“Quanto a me”, conclude Albertini, “in Futuro Nazionale vado a fare ciò che nella Lega è stato promesso per trent’anni e mai mantenuto: ascoltare i territori, difendere la montagna, garantire sicurezza, lavoro e servizi perché la nostra gente possa restare dove è nata. Erano le fondamenta della vecchia casa. Le porto via con me, perché lì dentro le spolveravano soltanto in campagna elettorale”.

“A Salvini e al suo segretario auguro sinceramente il meglio. Ma una Lega che ha fatto dell’incoerenza una virtù e della rimozione della propria storia un programma non ha bisogno dei miei auguri. Ha bisogno che gli elettori dimentichino. Sull’Appennino, li avviso, la memoria è lunga quanto l’inverno”.



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