La censura inflitta a Erri De Luca al Festival della Letteratura di Salerno suona come una sentenza immediata di scomunica per uno scrittore che, fino a ieri, era considerato pienamente organico al pantheon culturale della sinistra letteraria. La colpa? Aver sostenuto che quanto accade a Gaza non corrisponde alla definizione di genocidio. Un’opinione discutibile, condivisibile o meno, ma sufficiente a trasformare un autore celebrato in un reprobo. Nella liturgia della cultura militante, certi dogmi non si discutono: si recitano.
A poco serve ricordare che De Luca fu capo del servizio d’ordine di Lotta Continua, esperienza non esattamente associata alla meditazione zen o al dialogo interreligioso. Quando il tribunale del conformismo emette la sentenza, il curriculum rivoluzionario non costituisce attenuante.
Lo stesso copione si è visto con Francesco De Gregori, colpevole di aver detto una banalità: le sue canzoni non nascono per impartire lezioni morali né per organizzare la mobilitazione permanente delle coscienze. Apriti cielo.
Il problema è che il pensiero unico tollera tutto, tranne il pensiero. E soprattutto quello divergente. Così De Luca viene accompagnato verso il rogo simbolico degli eretici: addio festival, addio inviti, addio salotti. Entri nella lista nera e ne esci soltanto dopo una pubblica abiura, possibilmente umiliata e sanguinante.
La letteratura, a quanto pare, non deve più essere libera. Deve essere schierata. O è propal, o non è.
Da Galileo a Giordano Bruno, la storia insegna che il dogma cambia argomento, ma conserva sempre lo stesso carattere: non ama le opinioni concorrenti.






E’ vero. Anche la sinistra ha i suoi “dogmi”, anzi i “principi non negoziabili”.
Infatti la nuova segretaria dei Giovani Democratici, Giulia Codeluppi, ha usato una terminologia mai sentita prima. Addirittura sostiene che ci siano “principi non negoziabili” anche per i Giovani Democratici (il concetto è di Papa Benedetto XVI°). E fra questi principi “non negoziabili” c’è il “fine vita” cioè l’eutanasia legale. Che sia una giovane donna nel pieno delle forze a parlare di morte indotta (dallo Stato) fa un certo effetto. Non negoziabile vuol dire che non si discute.
Le parole: “l’impegno per una sanità pubblica che garantisca il supporto psicologico e il diritto di scelta sul fine vita” non lasciano dubbi. Dato come scontato, certo e intoccabile l’aborto, ora anche a domicilio con la pillola killer RU 486, il prossimo traguardo per i Giovani Democratici guidati da Giulia Codeluppi sarà l’eutanasia. Poi ovviamente il matrimonio egualitario fra persone dello stesso sesso, e forse (viste e sentite certe posizioni) la cannabis legalizzata, il gender nelle scuole, l’aborto in Costituzione come in Francia e presto anche in Spagna, la messa in discussione del reato universale d’utero in affitto e della stessa obiezione di coscienza dei medici obiettori per l’aborto. Speravamo in altre battaglie ed impegni al servizio della gente ma l’ideologia contamina anche le giovani leve del Partito Democratico.
Sì, stendiamo un pietoso velo.