Reggio. Morto Eleuterio Agostini (don Ago), prete e operaio. Il cordoglio in città, mercoledì i funerali

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La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla è in lutto per la morte di monsignor Eleuterio Agostini. Il sacerdote è morto alle 5 di lunedì 19 luglio nella Casa della Carità “Beata Vergine della Ghiara” in via Fratelli Rosselli a Reggio Emilia.
Don Eleuterio era il sacerdote più anziano del presbiterio diocesano: era nato il 12 ottobre 1923 da Emma Miglioli e Pietro Agostini a Castelnovo ne’ Monti e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 29 giugno 1947 dal vescovo Beniamino Socche.


Sacerdote umile, operoso, dotato di notevole cultura e di grande spessore umano, monsignor Agostini era conosciuto e amato da tantissimi reggiani che ne hanno apprezzato il carattere gioviale, i modi schietti e le prediche incisive. L’incontro con don Mario Prandi e con la famiglia delle Case della Carità ne fecero un profondo conoscitore dell’uomo e della fragilità.

Dopo aver frequentato le scuole elementari a Castelnovo Monti, dal 1935 al 1940 Agostini proseguì gli studi nel Seminario di Marola. “Non sono entrato in Seminario perché mi è venuta la vocazione”, raccontava don Eleuterio al settimanale La Libertà nell’ottobre 2013 in una intervista rilasciata in occasione del 90° compleanno, “ma mi è venuta la vocazione perché sono entrato in Seminario”. Successivamente il giovane seminarista si trasferì nel Seminario maggiore di Albinea fino all’ordinazione presbiterale. A causa della seconda guerra mondiale, però, il Seminario di Albinea fu chiuso dal 1943 al 1945 e in quegli anni i seminaristi furono rimandati a casa. Don Eleuterio, chierico teologo in tonaca, proseguì gli studi come poteva insieme ai compagni Canovi e Giansoldati accompagnati da don Antonio Ugoletti, arciprete di Castelnovo Monti. “Ci richiamarono il 16 agosto 1945, ricordava don Eleuterio a La Libertà. “Ci accolsero sul loggiato del Duomo, a Reggio. Il rettore Garimberti era morto durante quei mesi, ma c’era il vicerettore, don Willam Gregori, che fece l’appello: c’eravamo tutti! Ricordo ancora la commozione di monsignor Leone Tondelli, che piangeva dalla contentezza di rivederci”.


Nel corso del secondo conflitto mondiale il giovane Eleuterio rischiò di essere ucciso. Ricorda sempre lui stesso: “Era l’estate 1944. L’antefatto è questo. Per poter celebrare il funerale di una zia ero andato dall’ufficiale della Wehrmacht di stanza a Castelnovo: ricordo che mi trattenne a lungo interessandosi ai miei studi e alla storia del Seminario di Marola. Qualche giorno dopo il funerale, arrivò a Castelnovo il gruppo delle SS che solo quarantott’ore prima aveva fatto la strage alla Bettola. Venne fatto il rastrellamento, che sconvolse completamente il movimento partigiano: paesi come Villa Minozzo e altri borghi furono messi a fuoco. Così fummo arrestati io, l’arciprete e un suo nipote, Nando Ugoletti, e condotti nel carcere ricavato all’interno delle scuole, ove ci dissero che in base alla legge del taglione saremmo stati fucilati il giorno seguente. Quando l’indomani mattina ci fecero scendere nel cortile delle scuole, c’era pure quell’ufficiale della Wehrmacht con cui avevo conferito. Resto convinto che ci abbia salvati lui. Purtroppo solo in seguito sapemmo che quattro uomini di Rosano vennero fucilati in luogo nostro al cimitero”.

Dopo l’ordinazione don Eleuterio venne inviato ad Albinea come vicario cooperatore per insegnare latino, storia e filosofia in Seminario. Nel 1955 fu nominato direttore dell’Istituto Artigianelli (fino al 1956) e lasciò l’incarico di vicario ad Albinea mantenendo invece (fino al 1968) la cattedra di insegnante al Seminario maggiore che nel frattempo (nel 1954) si era trasferito nel nuovo stabile di viale Timavo a Reggio Emilia.
Dal 1955 al 1962 don Agostini è stato assistente diocesano della Giac (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) e dal 1962 al 1966 pro delegato dell’Azione Cattolica. In quegli anni don Eleuterio risiedeva in Seminario a Reggio Emilia, ma la sua seconda casa era diventata la nascente Casa della Carità di San Girolamo in città. Dal 1966 al 1971 don Eleuterio è stato assistente diocesano delle Acli e, quasi contemporaneamente, segretario del Consiglio Presbiterale.

Uno snodo particolarmente significativo nella biografia di don Agostini sono gli anni 1972 – 1975 quando fu prete operaio in una fabbrica di motofalciatrici. “L’intuizione di fondo – disse il sacerdote nella già citata intervista – era cogliere il cambiamento epocale che si era determinato: non più il prete o il parroco inteso come un’autorità calata dall’alto, secondo una tradizione di cristianità, ma – in un contesto di secolarizzazione – come un uomo che rientra nella società dal basso. In fabbrica mi sono trovato bene: qualche confratello inizialmente mi aveva tolto il saluto, poi le cose si sono aggiustate…”.

Don Eleuterio partecipò attivamente al Sinodo diocesano e fu componente del comitato istituito per la visita di Giovanni Paolo II alla Diocesi.
Nominato vicario urbano, don Agostini diede grande impluso alle celebrazioni del quarto centenario del primo miracolo della Madonna di Reggio e fu fautore della costruzione della Casa della Carità cittadina intitolata proprio alla Beata Vergine della Ghiara.

Nel 1975 a don Eleuterio venne nominato parroco di Sant’Alberto di Gerusalemme in città, comunità che egli ha accompagnato come parroco fino al 2009, quando si è completata l’unità pastorale con le parrocchie di Ospizio e di San Maurizio. “Quando arrivai il Villaggio Stranieri era periferia di Reggio Emilia, una zona dominata politicamente dal Partito Comunista. Nonostante sia stato accolto da un’enorme falce e martello dipinta sulla parete in mattoni della chiesa, quando andavo a benedire nelle case erano davvero pochissime le famiglie che rifiutavano il sacerdote”. Don Eleuterio aprì sempre la grande casa parrocchiale di Sant’Alberto all’accoglienza: dapprima ospitò un piccolo campo nomadi, poi alcuni immigrati.

L’acume e la vasta cultura di don Eleuterio erano particolarmente evidenti nelle sue omelie o nei tanti incontri pubblici di cui è stato relatore. Tra i temi della sua preghiera e della sua predicazione vi era quello della morte, che lui stesso, in un’intervista a La Libertà del 2017 per il 70° anniversario di ordinazione, introduceva con queste parole: “La vita dell’uomo, infatti, termina con un fallimento e per tutta la vita siamo schiavi del pensiero di dover morire, come ricorda la lettera agli Ebrei. Per me è bellissimo pensare che Dio è venuto a condividere questa condizione indubbiamente drammatica della vita umana. L’uomo è peccatore e ha tante miserie, però deve anche reggere coscientemente questa prospettiva, e secondo me di fronte a Dio anche questo ha un significato. Comunque io con il pensiero della morte mi sono profondamente riconciliato e ne traggo quotidianamente motivo di serenità e di ringraziamento. È l’espressione universale incontestabile della fede: tutti ci arriviamo e, immancabilmente, là c’è Cristo”.

Dal pomeriggio di lunedì la salma di don Eleuterio è visitabile presso la chiesa parrocchiale di Sant’Alberto a Reggio Emilia.
Il funerale di monsignor Eleuterio Agostini è fissato per mercoledì 21 luglio, alle ore 10, nella Cattedrale di Reggio Emilia. La Messa esequiale, presieduta dal vescovo Massimo Camisasca, sarà trasmessa in diretta dal Centro diocesano Comunicazioni sociali e si potrà seguire sul canale YouTube La Libertà Tv e in tv su Teletricolore (canale 10).

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Il ricordo del sindaco Luca Vecchi. All’alba dei suoi 98 anni, il suo carisma era ancora intatto e lui lo spendeva senza riserve, come in tutte le numerose decadi precedenti, per la sua missione. E’ indimenticabile la figura solida e sobria di don Eleuterio Agostini, i suoi occhi limpidi, la voce profonda e affabile, pronta ad essere rivolta a chiunque lo avvicinasse. Era facile, negli ultimi anni, trovarlo dopo le 9 di sera della domenica, alla tavola dei Poveri della Casa della Carità della Beata Vergine della Ghiara, in via Rosselli, per una cena frugale di ritorno da una messa celebrata in qualche chiesa della Diocesi. Era la Casa della Carità che don Eleuterio – amico fraterno e collaboratore di don Mario Prandi, per lui un modello – aveva voluto per tutte le parrocchie di Reggio Emilia, per tutti i cristiani, i non credenti o i discepoli di altre confessioni, perché quel Pane dei Poveri doveva essere spezzato il più possibile con tutti, per andare incontro a tutti, per essere conosciuto da tutti. Quella è la Casa che lo ha ospitato negli ultimi tempi della sua vita e in cui ci ha lasciati.

Possiamo dire che fino all’ultimo, don Eleuterio non si è sottratto al suo ministero, ai Poveri di ogni genere. E’ stato un evangelizzatore e un portatore di pace, senza sosta e senza clamore, nel rispetto di ogni coscienza personale.

Autentico ‘risultato’ del Concilio Vaticano II, diceva con semplicità – e traduceva con il suo comportamento e nella Liturgia – che la Chiesa senza i Poveri non può essere Chiesa. La sua spiritualità, affiancata da una cultura matura e profonda, la sua capacità di leggere ‘i segni dei tempi’ e di interessarsi del mondo, con un utilizzo intelligente anche delle comunicazioni sociali, diventavano talenti da dividere insieme. Bastava ascoltarlo, ad esempio nelle sue omelie per la messa di suffragio del 25 Aprile in Ghiara, per accorgersene subito.

Nell’esprimere cordoglio per la scomparsa di questo figlio della Chiesa reggiana-guastallese ed espressione autentica anche del modo di essere della sua terra, che amava moltissimo, desidero ricordare di don Eleuterio l’incarico di parroco di Sant’Alberto, da lui ricoperto per più di 30 anni, vissuto in maniera ascetica: viveva di niente e condivideva tutto quello che arrivava con chi non aveva niente. La sua canonica era di fatto una Casa della Carità: ospitava chi usciva dal vicino ospedale psichiatrico San Lazzaro e non aveva nessuno; fu tra i primi ad accogliere migranti, senza tetto e senza parole di conforto. Così diventava padre, col tempo nonno, e fratello di tutti.

Lo ricordiamo poi nei primi anni Settanta, come prete operaio, immerso in un’esperienza di incontro e testimonianza originale, coraggiosa e libera; come assistente diocesano delle Acli e direttore dell’Istituto Artigianelli: il lavoro era per lui un valore di dignità umana, di crescita e riscatto civile, era un terreno di incontro, confronto e testimonianza.

Don Eleuterio, il povero, ci lascia un patrimonio spirituale e civile inestimabile. Alla sua città ora il compito di moltiplicarlo.

Così lo ha ricordato l’ex parlamentare reggiano Pierluigi Castagnetti: “In effetti era già là, in Cielo, da tempo. Il suo distacco dalle nostre miserie quotidiane, le sue unità di misura, il suo modo di ragionare, la sua libertà nel pensare e dire, la sua insistita e serena confidenza con il tema della morte, l’abbondanza di bontà e misericordia che dispensava a ogni interlocutore, ce lo facevano sentire come un amico che stava già oltre, sì proprio di là. È sempre gratificante parlare con qualcuno (da adesso ancora di più, perché abbiamo certezza della sua nuova casa) che sta di là dal limite della vita, dove la vita ha raggiunto il suo compimento. Mi capita sempre più spesso di contare gli amici e constatare che è maggiore il numero di quelli che stanno già là. E riflettere su come si è trasformata la nostra amicizia. Ciao don Ago (come dicono i ragazzi), dacci il cinque!”.

Per Gigliola Venturini, segretaria provinciale del Pd reggiano, “dopo la scomparsa di don Romano Zanni ci lascia un’altra figura significativa non solo per la diocesi di Reggio e Guastalla, ma per l’intera città. Perché questo ha rappresentato don Eleuterio Agostini: preparazione teologica, culturale e spirituale di un parroco che ha saputo essere punto di riferimento per tutti, non solo per coloro che frequentavano la parrocchia di Sant’Alberto. Gli ultimi avevano casa qui, la porta era sempre aperta, nessuno è mai stato respinto perché quel cuore grande uno spazio lo riservava a chiunque avesse bisogno. Una spiritualità umanissima e una testimonianza concreta capace di parlare non solo ai credenti”.

“Era sempre attento al sociale e a tutto ciò che riguardava l’impegno in politica”, ha ricordato il capogruppo del Pd in consiglio comunale a Reggio Gianluca Cantergiani: “Non mancavano mai momenti di confronto sulla vita politica e sociale della città. Sempre attento, sempre pronto a informarsi e confrontarsi con una domanda che non mancava mai: cosa fate per chi soffre?”.

Una domanda e un monito, ha concluso Venturini, “che ci impegna quotidianamente nel nostro agire politico. Esprimiamo le nostre condoglianze alla sua famiglia e alla sua comunità religiosa nella persona di Sua eccellenza mons. Camisasca”.

Il ricordo di Luigi Bottazzi. Don “ Ago” ci ha lasciato per raggiungere la Casa del Padre, è con grande commozione e dolore che noi “ ex- giovani “dell’Azione Cattolica e delle Acli negli anni ‘60 e ‘70, ringraziamo il Signore per averci dato un prete ed un amico che ha sempre saputo offrirci una parola “saggia “, un incoraggiamento all’impegno sociale e politico, senza trascurare la famiglia e l’ attenzione al bene comune, con grande rispetto anche per i non credenti e la cultura laica. Non un tanto al braccio, ma con lo studio, la conoscenza, la riflessione sulla Parola di Dio e sull’insegnamento sociale della Chiesa. Non era un dottrinario, anche con l’età avanzata sapeva leggere con acume “ i segni dei tempi “. Oggi ci sentiamo tutti in po’ più soli.

Ricordo due momenti, di questa sua grande disponibilità ed attenzione. L’ incoraggiamento dopo la fine dell’unità politica dei cattolici, a sostenere iniziative che sapessero alimentare la cultura cattolica nei suoi valori di fondo e nella sua capacità di rispondere ai bisogni degli “ultimi “, dei lavoratori – lui era stato prete operaio – e nella difesa dello Stato democratico e della nostra Costituzione. Infatti spesso prese parte agli incontri che nel 2004 portarono a Reggio il “ CSC- Collegamento sociale cristiano “, una rete nazionale di cattolici “impegnati “, che poi prese il nome locale di “ Circolo di Cultura Giuseppe Toniolo”, formato da esponenti della cultura, del lavoro, della vita pubblica , provenienti da varie realtà sociali ed esperienze associative ( Ac, A.ge, Acli, Meic,Uciim, Ucid, Cif).
Infine ricordo la sua partecipazione il 7 settembre 2019 quale celebrante di una S. Messa al campo, in memoria del bolognese Servo di Dio, Giuseppe Fanin, “ un Martire per la Democrazia “ , a cui venne intitolato a cura del Comune di Reggio Emilia e su proposta ufficiale del Circolo G. Toniolo unitamente all’ Azione Cattolica, alle Acli, al MCL, alla Cisl e alla Coldiretti , il Parco Verde Comunale di Via Bembo nella zona di San Pellegrino. In quella occasione, Don Eleuterio nell’Omelia seppe trasmettere ai presenti il senso profondo dei cristiani per la difesa e lo sviluppo della democrazia.

 



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