Con la scomparsa di Roberto Soffritti, morto a 84 anni dopo una lunga malattia, Ferrara perde uno dei protagonisti assoluti della sua storia politica contemporanea. Per sedici anni, dal 1983 al 1999, fu sindaco della città estense, attraversando la fine della Prima Repubblica, la trasformazione del Partito comunista italiano e la nascita del centrosinistra moderno. Un amministratore che, nel bene e nel male, ha lasciato un’impronta profonda sul volto della città.
Nato a Ferrara l’11 ottobre 1941, Soffritti portava dentro di sé una memoria familiare segnata dalla tragedia della guerra. Suo padre Antenore fu infatti tra le vittime dell’eccidio del Doro, una delle più feroci rappresaglie naziste consumate in città nel novembre del 1944. Iscritto al Pci dal 1960, iniziò giovanissimo la sua attività amministrativa nel Comune di Ferrara, per poi approdare alla Regione Emilia-Romagna e costruire un solido percorso politico e istituzionale.
Quando nel 1983 succedette a Claudio Vecchi alla guida del municipio, pochi immaginavano che sarebbe rimasto a Palazzo Municipale per quattro mandati consecutivi. Furono anni di grandi trasformazioni urbane e culturali. Sotto la sua amministrazione presero forma il recupero delle mura rinascimentali, il Parco Urbano, il progetto geotermico di Casaglia e una strategia di valorizzazione culturale che avrebbe contribuito a rafforzare l’immagine nazionale e internazionale di Ferrara.
Fu durante la sua lunga esperienza amministrativa che la città consolidò il rapporto con Claudio Abbado e Ferrara Musica, sviluppò una politica culturale ambiziosa e ottenne nel 1995 il riconoscimento Unesco per il centro storico rinascimentale, uno dei traguardi più significativi della storia recente cittadina.
Figura divisiva ma mai banale, Soffritti fu soprannominato il “Duca Rosso”, appellativo che sintetizzava insieme la sua appartenenza politica e il lungo dominio esercitato sulla scena amministrativa ferrarese. Dopo la stagione da sindaco guidò Ferrovie Emilia-Romagna e venne eletto alla Camera dei deputati nelle file del Partito dei comunisti italiani, continuando a rappresentare un punto di riferimento per una parte importante della sinistra locale.
La notizia della sua morte ha suscitato cordoglio ben oltre gli schieramenti politici. Particolarmente significativo il messaggio dell’attuale sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, che ha ricordato il rapporto personale costruito negli anni: “Oltre che un politico dalle visioni lungimiranti, era prima di tutto un uomo e un amico”. Fabbri ha sottolineato come Soffritti lo avesse incoraggiato nelle sue prime campagne elettorali e ha evidenziato la capacità dell’ex sindaco di “trovare terreni comuni anche con gli avversari”, anteponendo sempre gli interessi della città alle appartenenze di partito.
Il riconoscimento più significativo, forse, arriva proprio da questa convergenza tra avversari politici. Comunista dichiarato e orgoglioso delle proprie radici, Soffritti apparteneva a una generazione di amministratori che considerava il governo della città una missione civile prima ancora che una battaglia ideologica. Con la sua scomparsa si chiude una stagione della politica ferrarese che ha attraversato quasi mezzo secolo di storia, lasciando opere, idee, polemiche e una traccia indelebile nella memoria collettiva della città.







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