Il nubifragio – con vento fino a 85 km all’ora – che nel pomeriggio di mercoledì 15 luglio si è abbattuto su tutta la provincia di Reggio Emilia ha provocato una vera e propria strage di alberi su gran parte del territorio.
A Reggio città alberi monumentali, come uno dei cedri all’interno del parco del Popolo, sono stati letteralmente sradicati, ma anche querce secolari hanno subìto la stessa sorte; in via Acque Chiare alcune si sono invece spezzate.

“Sono state colpite indifferentemente piante sane, malate e con problemi”, sottolinea il botanico Ugo Pellini, che da anni monitora la situazione del verde reggiano. Questo evento, ricorda, ha una spiegazione scientifica che va sotto il nome di “effetto vela”.
“L’albero si comporta come una barca a vela, dove la chioma rappresenta la vela, il fusto l’albero maestro e la zolla (il disco delle radici) è lo scafo. Quando il vento colpisce la chioma di un albero, esercita su di esso una pressione che tende a farlo piegare o, in casi estremi, a farlo cadere. Questa pressione è proporzionale alla superficie della chioma esposta al vento e alla sua forma; gli alberi di grosse dimensioni, caratterizzati da chiome ampie e ramificazioni complesse, sono particolarmente soggetti all’effetto vela”.
Un’eccessiva pressione del vento, prosegue Pellini, “può causare rotture dei rami; se il tronco principale è robusto e non si rompe, si arriva allo sradicamento della pianta o a cedimenti strutturali, che mettono a rischio anche l’ambiente circostante. Il comportamento degli alberi quindi varia da specie a specie a seconda delle caratteristiche morfologiche (età, radici, chioma, etc.)”.
In ogni caso, conclude Pellini, “per prevenire danni e preservare questi alberi è fondamentale la loro manutenzione corretta e periodica. È stato sì un evento eccezionale, che però si sta ripetendo sempre più spesso, e di ciò uno dei responsabili è il cambiamento climatico”.






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