Mario Draghi si prepara alle consultazioni con le forze politiche: dovrebbero partire nel pomeriggio in uno studio di Montecitorio. Nel frattempo, il presidente del Consiglio incaricato ha fatto rientro in Umbria, a Città della Pieve, dove sta profilando il quadro degli incontri. Grande attenzione anche ai rapporti con le parti sociali che, si ragiona in ambienti politici, potrebbero essere incontrate da Draghi a margine delle consultazioni con i partiti e, sicuramente, in un tavolo di concertazione, a governo fatto. Il calendario delle consultazioni dovrebbe essere reso noto a breve.
I possibili scenari elaborati da YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co. Diamo per scontato che Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva, LeU e altri gruppi minori (autonomie, europeisti, misto) votino a favore, e allo stesso modo che Fratelli d’Italia voti contro.
I dubbi riguardano il Movimento 5 Stelle e la Lega, cioè proprio i due partiti con il maggior numero di parlamentari, sia alla Camera che al Senato.
Vediamo allora cosa accadrebbe ipotizzando diversi scenari, ottenuti incrociando 1) la scelta della Lega (voto favorevole, voto contrario oppure astensione) e 2) la compattezza del M5S nel votare sì oppure no.
Se la Lega voterà a favore, secondo YouTrend/CZ, la maggioranza per Draghi è praticamente certa in ogni caso, anche senza l’appoggio del M5S: il nuovo governo avrebbe almeno 199 voti favorevoli (su 315) al Senato e 400 (su 630) alla Camera.
Se invece la Lega dovesse votare contro, il governo Draghi potrebbe partire solo se il M5S votasse sì, limitando quanto più possibile le defezioni; viceversa, se anche il M5S fosse contrario, Draghi non avrebbe nemmeno la maggioranza assoluta – men che meno una molto ampia.
Una terza soluzione per la Lega è quella dell’astensione: in questo caso, l’asticella per il voto di fiducia si abbasserebbe a quota 127 al Senato e 249 alla Camera, e diventerebbe così possibile far partire il governo Draghi anche con il voto contrario di tutto il M5S (oltre che di FDI), con 138 sì a Palazzo Madama e 269 a Montecitorio.
A questo punto, secondo le elaborazioni di YouTrend e Cattaneo Zanetto & Co i numeri sulla carta ci sarebbero, ma entrerebbe in gioco un’altra variabile: ossia la (eventuale) indisponibilità dello stesso Draghi a guidare un esecutivo che non abbia una maggioranza parlamentare solida. Ecco perché, qualunque cosa decida di fare la Lega, diventa decisivo anche capire quale sarà l’orientamento – anche solo prevalente – dei gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle.






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