Minigonne troppo corte, shorts, top ridotti e scollature: al liceo Fanti di Carpi la dirigente scolastica Alda Barbi richiama gli studenti al decoro e annuncia una linea più severa sull’abbigliamento a scuola.
Il caso è esploso dopo un incontro con i genitori all’inizio del nuovo anno scolastico. La preside avrebbe fatto riferimento ad alcuni abiti osservati nei primi giorni di lezione, spiegando che determinate mise non saranno accettate. Chi dovesse presentarsi a scuola con un abbigliamento giudicato inadeguato potrebbe essere rimandato a casa. Tra gli esempi indicati, pantaloncini molto corti e top poco più grandi di un reggiseno.
Barbi richiama il Patto educativo di corresponsabilità sottoscritto da studenti e famiglie, nel quale viene richiesto un abbigliamento consono all’ambiente scolastico. La dirigente ha respinto anche le interpretazioni politiche della vicenda, rivendicando una scelta legata alle regole della scuola e al rispetto del luogo nel quale si studia.
La presa di posizione ha però provocato la reazione della Flc Cgil di Modena e della Rete degli Studenti Medi. Il sindacato contesta soprattutto l’assenza di parametri oggettivi: stabilire quanto debba essere lunga una gonna o quando un top diventi incompatibile con la frequenza delle lezioni rischierebbe di affidare la decisione a valutazioni soggettive.
Eleonora Verde, segretaria della Flc Cgil Modena, sostiene che il diritto all’istruzione non possa essere subordinato all’abbigliamento e invita a riferire il concetto di decoro ai comportamenti, al rispetto e alle relazioni tra le persone.
Critica anche la Rete degli Studenti Medi, che respinge l’idea di collegare il valore o la rispettabilità di una ragazza al modo in cui si veste e sostiene che la scuola debba educare al rispetto reciproco senza trasformarsi in giudice dell’aspetto degli studenti.
Una discussione nata da qualche centimetro di stoffa è diventata così un confronto più ampio sui limiti delle regole scolastiche, sul concetto di decoro e sul confine tra libertà personale e norme di comportamento all’interno di una scuola.






Passato il caldo quasi estivo di questi giorni settembrini la cosa rientrerà. Ma la Dirigente scolastica ha ragione perché la scuola non è la spiaggia o il baretto degli aperitivi dove si scherza, si fanno allusioni, ci si guarda con doppi fini…. E se la giovane insegnante arrivasse in aula con i pantaloncini poco sopra i glutei, il top e la pancia scoperta… o il giovane insegnante arrivasse in aula con pantaloni corti, la camicia sbottonata e con infradito brasiliane… che direbbero i contrari per ripicca delle idee della Dirigente. E i genitori (e i nonni/nonne) che direbbero ?