Le TV della Coop e i milioni dei fondi pubblici

Coop Alleanza 3.0 assemblea generale bilancio – CA3

Oltre 2,6 milioni di euro di contributi pubblici statali in un solo anno. Una rete di emittenti che copre Bologna, Modena e Reggio Emilia. E alle spalle uno dei maggiori gruppi cooperativi italiani.

È il caso del sistema televisivo controllato da Coop Alleanza 3.0 attraverso TRMedia, la società che gestisce TRC Modena, TRC Bologna, Telereggio ed ER24. Numeri che non raccontano soltanto una vicenda aziendale, ma pongono una questione più ampia sul rapporto tra informazione, risorse pubbliche e autonomia editoriale.

I canali tv di TRMedia
Coop Alleanza 3.0 è il maggiore gruppo cooperativo di consumo italiano e uno dei soggetti economici più rilevanti dell’Emilia-Romagna. Attraverso TRMedia opera anche nel settore dell’informazione televisiva locale, controllando un sistema editoriale radicato nei principali territori della regione.

I numeri descrivono una realtà tutt’altro che marginale.

Secondo gli ultimi dati economici disponibili, TRMedia ha registrato nel 2024 un fatturato di 4.026.072 euro e una perdita di esercizio di 196.497 euro. L’organico indicato è di circa 80 dipendenti. Una struttura editoriale significativa, presente stabilmente nelle province di Bologna, Modena e Reggio Emilia e capace di produrre quotidianamente informazione, approfondimento e programmi di attualità.

È però osservando la provenienza delle risorse che emerge il dato più interessante.

Le emittenti del gruppo figurano infatti tra i beneficiari dei contributi pubblici destinati al sostegno dell’emittenza televisiva locale.

Nelle graduatorie pubblicate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il 2025, TRC Modena risulta destinataria di 1.130.514 euro, Telereggio di 889.141 euro e TRC Bologna di 592.429 euro.

La sede di Telereggio a Reggio Emilia
Complessivamente il sistema riconducibile a TRMedia riceve quindi oltre 2,6 milioni di euro di contributi pubblici in un solo anno.

Si tratta di finanziamenti previsti dalla normativa nazionale per sostenere il pluralismo informativo, l’occupazione giornalistica e la presenza di un’informazione territoriale che il mercato pubblicitario, da solo, fatica sempre più a garantire.

Ma il dato economico resta significativo.

A fronte di un fatturato di poco superiore ai 4 milioni di euro, le emittenti del gruppo hanno ricevuto nel 2025 oltre 2,6 milioni di euro di contributi statali. Una proporzione che evidenzia quanto il sostegno pubblico sia diventato un elemento rilevante dell’equilibrio economico del sistema.

Questo non significa che TRMedia non sarebbe in grado di operare in assenza di tali risorse. Significa però che il mercato pubblicitario locale appare sempre meno sufficiente a sostenere integralmente strutture editoriali di queste dimensioni.

È una condizione che non riguarda soltanto il gruppo controllato da Coop. Da anni l’intero comparto dell’emittenza locale vive una progressiva contrazione dei ricavi commerciali, compensata in misura crescente dagli strumenti pubblici di sostegno al settore.

Ne deriva una situazione peculiare: televisioni formalmente private che continuano a operare sul mercato, ma la cui sostenibilità economica dipende in misura significativa anche da risorse provenienti dalla fiscalità generale.

Accanto ai contributi statali emergono inoltre rapporti economici documentati con diversi enti pubblici e organismi territoriali.

Tra i soggetti che risultano aver affidato servizi o incarichi a TRMedia figurano il Comune di Bologna, il Comune di Modena, il Comune di Reggio Emilia, Destinazione Turistica Emilia, Visit Emilia, l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Centrale, il GAL Antico Frignano e Appennino Reggiano e STU Reggiane Spa.

Gli incarichi riguardano attività di comunicazione istituzionale, promozione territoriale, produzione audiovisiva, diffusione televisiva di eventi pubblici e valorizzazione di iniziative promosse dagli enti.

Anche in questo caso non emerge alcuna irregolarità. Le pubbliche amministrazioni acquistano abitualmente spazi e servizi di comunicazione da televisioni, giornali, radio e piattaforme digitali. Si tratta di pratiche previste dalla legge e diffuse in tutto il Paese.

La questione, tuttavia, non riguarda la legittimità di questi rapporti. Riguarda il ruolo dell’informazione.

Ogni giorno le emittenti locali raccontano l’attività dei comuni, delle società partecipate, delle aziende pubbliche, delle istituzioni territoriali, delle fondazioni e delle principali realtà economiche del territorio. È il loro compito. Ma è anche il motivo per cui il tema dell’autonomia editoriale assume un valore particolare.

Quanto più un sistema informativo dipende da contributi pubblici, relazioni istituzionali e assetti proprietari fortemente radicati nel territorio, tanto più diventa importante garantire e dimostrare la propria indipendenza.

La questione non riguarda soltanto TRMedia. Riguarda il modello economico dell’informazione locale italiana.

Esiste infatti una differenza sostanziale tra il giornalismo che vive prevalentemente della fiducia dei lettori, degli ascoltatori o degli inserzionisti privati e quello che opera all’interno di un ecosistema nel quale assumono un peso rilevante contributi pubblici, rapporti istituzionali e grandi soggetti economici proprietari.

Nessuna delle due condizioni costituisce, di per sé, una garanzia o una colpa. Ma la seconda richiede inevitabilmente un livello più elevato di trasparenza.

Il punto non è Coop. Il punto non è neppure la legittimità dei contributi pubblici.

Il punto è che quando una struttura informativa appartiene a un grande soggetto economico del territorio, riceve risorse pubbliche e intrattiene rapporti economici con enti che poi racconta quotidianamente nei propri notiziari, la trasparenza diventa un’esigenza democratica.

Perché l’informazione non è un’impresa come le altre. È uno degli strumenti attraverso cui i cittadini controllano il potere, valutano l’operato delle istituzioni e formano le proprie opinioni sui temi che riguardano la vita pubblica.

E quanto più quel potere è vicino, tanto più l’indipendenza dell’informazione diventa importante.

Per questo la trasparenza sui contributi pubblici, sugli assetti proprietari e sui rapporti economici tra media e istituzioni non rappresenta una curiosità per addetti ai lavori. È una condizione essenziale affinché i cittadini possano valutare con piena consapevolezza il sistema informativo che ogni giorno racconta loro la realtà.



C'è 1 Commento

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  1. Giuseppe Bonacini

    Caro Direttore,
    Nella mia esperienza di studioso dei problemi delle aree interne e del nostro Appennino in particolare, ho avuto modo di verificare attraverso le mie note, indagini e commenti che ho inviato alle emittenti e agenzie locali (soprattutto del territorio appenninico) che tutto viene pubblicato salvo i temi che direttamente o indirettamente possono “infastidire” gli enti che, diciamo, sono sostenitori in vari modi della rete/emittente.
    Meglio ignorare (nonostante le mie ripetute richieste) una nota riportante la sintesi di uno studio a livello globale di due straordinari giornalisti apparso sulla prestigiosa rivista Die Zeit dal titolo “Truffa climatica” e levare dopo poche ore dalla pubblicazione un altro articolo “Ambientalismo di facciata o aria più pulita?” perché il Parco Nazionale dell’Appennino” non vuole sentire critiche alla vendita dei cosiddetti crediti di sostenibilità ed ha minacciato azioni legali e richieste di danni. La mia nota sul tema, peraltro apparsa su un’altra testata, esprimeva alcune semplici considerazioni e poneva interrogativi circa la ricaduta di tali “crediti” sulla salute dei cittadini.
    Tanta solidarietà da amici e conoscenti che leggono quelle note nel mio blog ed un totale silenzio dai rappresentanti degli elettori locali, regionali e nazionali che evidentemente hanno temi più importanti da seguire che la tutela dell’art. 21 della Costituzione.
    Giuseppe Bonacini


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