Quel “non abbiamo la bacchetta magica”, pronunciato lo scorso 17 febbraio dal sindaco Massari durante l’ultimo appuntamento di “Fuori dal Comune” in risposta a chi lamentava il persistere di situazioni di degrado e insicurezza nel centro storico di Reggio Emilia, ha prestato il fianco nei giorni scorsi agli attacchi delle opposizioni, in particolare Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Più benevola, invece, l’interpretazione di Claudio Guidetti, segretario provinciale di Azione: “È un’affermazione certamente ironica e corretta, ma non può diventare la rappresentazione di un’impotenza nell’immediato, né giustificare la rinuncia a una visione futura della città storica sulla quale lavorare, limitandosi a provvedimenti tampone non inseriti in un quadro strategico complessivo di un’idea di futuro. In sostanza, cosa farà Reggio da grande. Questo vale anche per l’hub urbano e altre iniziative animate da buona volontà, ma prive di una chiara collocazione in un progetto organico unitario e complessivo”.
Allo stesso tempo, riconosce Guidetti, l’opposizione “denuncia le difficoltà del centro pretendendo strumentalmente come al solito dal sindaco (che, va detto, ha ereditato questa situazione prodotta negli ultimi 30 anni senza responsabilità) delle soluzioni immediate con quella stessa ‘bacchetta magica’ che gli contesta come battuta, senza esprimere o aver mai espresso una propria compiuta proposta di futuro della città oltre la critica contingente”.
Per Azione Reggio, invece, “serve una politica che riconosca con onestà gli errori del passato e sappia individuare una visione futura del centro storico, avviando un percorso serio, pragmatico, ambizioso e coerente. Non servono incarichi costosi per certificare problemi evidenti, né alibi di fronte a responsabilità oggettive del passato che occorre correggere”.
In questo senso “riteniamo molto interessanti le proposte avanzate da Giacomo Scillia e dal Comitato Viviamo Reggio Emilia: contributi concreti che, se inseriti in una strategia complessiva di una visione futura di città storica, possono produrre risultati positivi in un tempo ragionevole. Trent’anni non si recuperano in uno”.
Secondo Azione “serve una visione fondata su alcuni pilastri: frequentazione e vivacità culturale, presidio di sicurezza, ritorno del lavoro in centro, accessibilità semplice e meno costosa, attenzione alla residenza e alle sue esigenze in equilibrio e istituzione di un city manager capace di attrarre attività e investimenti, che si muova all’interno di un progetto”.
Ma, allo stesso tempo, “occorre anche riconoscere errori gravi, come quello del Mercato Coperto, affidato a soggetti economici privati con logiche legittimamente orientate al risultato economico, ma che allo stato non riescono a essere messe in un valore sistemico per la città; anche se la nuova proprietà, reggiana, obiettivamente sta cercando di trovare un diverso equilibrio non facile. Allo stesso modo, strumenti pubblico-privati come le società di scopo, vedi Stu Reggiane, fondati però su esperienze e competenze imprenditoriali oggettive e comprovate, non devono essere un tabù, ma occasioni importanti per generare ritorni sociali ed economici che vadano oltre all’esclusivo e stretto interesse economico di bilancio del soggetto attuatore privato”.
Se per il passato Azione non attribuisce responsabilità all’amministrazione Massari, “resta invece incomprensibile la scelta di collocare il nuovo Centro per l’impiego ai Petali, con un investimento di oltre tre milioni di euro, anziché in centro storico, così come quella di servizi importanti in aree periferiche”. Per Guidetti “una particolare attenzione deve essere dedicata ai buchi neri del centro storico, e cioè ai grandi contenitori inutilizzati”: dall’ex Opg all’ex carcere di San Tommaso, dagli ex uffici Aci agli ex poliambulatori di via Monte San Michele, a cui aggiungere – fuori dall’esagono, ma praticamente a ridosso – il Consorzio agrario di via Fratelli Manfredi, “sui quali serve una strategia di rilancio”.
Un esempio significativo, evidenzia Guidetti, viene da Milano, dove il gruppo Campari ha deciso di trasferire il proprio quartier generale dalla periferia di Sesto San Giovanni al centro della città, a due passi dal Duomo, “portando centinaia (400/500) di lavoratori e creando indotto numericamente ed economicamente importante: è la dimostrazione che, con visione e politiche adeguate, i centri storici possono tornare attrattivi”.
Anche Reggio, dunque, “può cogliere opportunità analoghe. La vicinanza a Milano grazie all’alta velocità ci pone a soli 35/40 minuti dal centro dell’unica città europea italiana, e la qualità e i costi della vita della nostra città rappresentano un potenziale straordinario. Servono però visione, ambizione, conoscenze, esperienze, competenze e soprattutto la volontà di superare ogni provincialismo. È questo ciò che oggi la città chiede alla propria amministrazione”.






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