Reggio. Vicini (ex segretario Pd): bandiera Br scelta stupida, ma mio figlio non ha commesso alcun reato

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Scrive sul suo profilo Facebook Mauro Vicini (ex segretario cittadino del Pd a Reggio Emilia) e padre di Marco Vicini, presidente del circolo Arci il Tunnel di via del Chionso, e indagato nella vicenda del concerto del primo maggio della Gang P38: “Osservo con attenzione lo sviluppo, anche giudiziario, della polemica sul concerto tenuto nell’ambito della Festa dell’unità comunista, ospitata nei locali del circolo Arci Tunnel, organizzata da diversi partiti che si richiamano legittimamente al comunismo.
Uno sviluppo comunicativo a mezzo stampa della vicenda che ha trasformato, un piccolo e misconosciuto evento con poche persone presenti, in un potente amplificatore della band e dei loro contenuti.

Ho ascoltato, come tanti giornalisti che ne hanno scritto, su Youtube e Spotify le canzoni del gruppo P38 che hanno provocato la polemica per la stupida scelta di esporre sul palco una bandiera che richiama le BR. Scelta che condanno moralmente e politicamente, pensando anche alle vittime di quel periodo ed ai loro famigliari.
Canzoni che evidenziano una profonda non conoscenza della vicenda delle BR e del rapimento Moro.

Una lettura mitica (ad esempio su Moretti) che non considera minimamente la forte contaminazione da parte di apparati statali italiani e americani di questi movimenti terroristi e del loro utilizzo nella strategia della tensione di quegli anni.
Lettura esasperata, illogicamente, dentro l’attuale situazione del Paese, evidentemente con profili non rilevati nelle precedenti performance della band, tenute in diverse parti d’Italia.

La gran parte dei “protagonisti” chiamati in causa nella polemica non erano nati in quegli anni; la “P38 la gang” sicuramente ne sarà avvantaggiata per notorietà.
Mi sono chiesto come mai dei giovani possano ripensare in questa chiave una vicenda storica che, per la mia generazione, si è risolta con la mobilitazione contro questo terrorismo, sconfiggendolo moralmente e nel Paese.
P
enso che serva a tutti i ragazzi della Città e del Paese riflettere su quella storia, le sue origini e la sua evoluzione, come anche agli adulti ed alle forze politiche e sociali.

Una storia che nasce dai problemi di allora e che rischia di trovare, nei problemi irrisolti di oggi, idee di scorciatoie all’azione democratica di lotta contro il degrado e la precarietà del lavoro, alla povertà galoppante, all’abbassamento della qualità della vita, ai tagli alla sanità e alla protezione sociale, nella sostenibilità ambientale.
Aggiungo anche dei limiti dell’azione dello Stato per far luce, definitivamente, sulla vicenda del rapimento e della morte di Aldo Moro, come ci evidenziano il libro di Sergio Flamigni “Rapporto sul caso Moro” e le analisi di Miguel Gotor, e persino Castagnetti.
Quando gli adulti, la politica e le Istituzioni non riescono ad insegnare coerentemente ai giovani il valore ed i principi della nostra Costituzione, si aprono praterie a chi non li condivide.

Per questo, al di la degli aspetti personali della vicenda nella quale ritengo mio figlio non responsabile di alcun reato, suggerisco una riflessione per capire ed affrontare al meglio una lettura democratica di quella storia e del come far si che i gravi problemi dell’oggi possano essere affrontati nella condivisione dei valori
costituzionali, per un futuro di garanzie, benessere e qualità della vita per tutti, in particolare per i più svantaggiati, giovani e fragili”.