La principessa Kate sta per andare via, ma un bambino la ferma e le chiede: “Puoi venire un’altra volta qui?”. “Sì, certo”, promette lei, rispondendo in italiano.
Si è conclusa così, con questo piccolo ma significativo fuori programma, la prima giornata della visita della principessa del Galles Kate Middleton a Reggio Emilia, che ha visto come ultima tappa l’incontro con i bambini e le bambine, le educatrici, le pedagogiste e le famiglie della scuola comunale d’infanzia Anna Frank, una delle 36 scuole che nella città del Tricolore incarnano il “Reggio Emilia Approach”.
La principessa Kate ha riconosciuto che un conto era studiare i princìpi di questo approccio, ma “vederlo (dal vivo, ndr) è meraviglioso”. La patrona del The Royal Foundation Centre for Early Childhood è stata accolta da Federico Ruozzi, presidente dell’Istituzione scuole e nidi d’infanzia del Comune di Reggio, da un’insegnante e da una pedagogista, che hanno illustrato alla principessa la filosofia educativa del metodo reggiano e le hanno poi mostrato gli spazi – alcuni alla presenza di un gruppo ristretto di bambini e bambine (impegnati in diverse attività a seconda dell’età), che hanno scambiato qualche parola con Kate (in italiano) e le hanno mostrato disegni e altri lavoretti in corso d’opera.

La principessa del Galles Kate Middleton in uno degli atelier della scuola comunale d’infanzia Anna Frank di Reggio Emilia – ph. Andrew Parsons / Kensington Palace






Ai bambini/bambine, piccoli esseri umani in erba, serve anche coltivare la parte spirituale che è quella che eleva al di sopra del mondo animale le persone, piccole che siano. Reggio Children non lo fa per scelta. La parte spirituale non è la meditazione tipo yoga od altro come il flusso magico che emana la natura (che non va divinizzata) o gli spiritelli del bosco. Ai bambini piace immaginare ed ascoltare le fiabe, che restano fiabe, e coltivare la fantasia ma occorre guidarli al Creatore (che loro capiscono bene). E bisogna ricordare che quando tornano a casa le esperienze fatte alla scuola d’infanzia non ci sono, e i genitori (stanchi dal lavoro) educano all’impegno e al sacrificio, e sgridano anche e non sempre hanno quel tempo che l’atelierista (ben pagato) dedica a loro.