Il Pd vuole riportare a casa l’Unità. E potrebbe scegliere Reggio Emilia per annunciarlo, durante la Festa nazionale del partito in programma tra fine agosto e settembre all’Iren Green Park. L’operazione ha un valore che supera quello economico. L’Unità fu fondata da Antonio Gramsci nel 1924 e per decenni è stata l’organo ufficiale del Partito comunista italiano, il giornale che entrava ogni mattina nelle sezioni, nelle case dei militanti, nelle fabbriche e nelle cooperative. Una parte della storia della sinistra italiana è passata da quelle pagine.
Poi è cambiato tutto. Il Pci è scomparso, sono arrivati Pds, Ds e infine Partito democratico. Anche l’Unità ha attraversato fallimenti, chiusure, riaperture e diversi proprietari, fino ad allontanarsi dalla propria casa politica originaria.
Nel 2022 la testata è stata acquistata all’asta dall’imprenditore Alfredo Romeo per circa 900 mila euro. Nel maggio 2023 il quotidiano è tornato in edicola sotto la direzione di Piero Sansonetti, con una linea garantista e libertaria spesso lontana dalle posizioni del Pd e dalla tradizione politica alla quale il nome del giornale continua inevitabilmente a rimandare. Ora il Nazareno vuole riprenderselo.
La trattativa con Romeo va avanti da mesi e ha già attraversato una fase burrascosa. A luglio l’editore ha sospeso le pubblicazioni sostenendo che il confronto con il Pd non fosse arrivato a conclusione. Dal partito è arrivata una replica netta: l’interesse per l’acquisto dell’Unità esiste e resta sul tavolo.
Il Pd sarebbe disponibile a investire circa un milione di euro, una cifra superiore a quella versata da Romeo per rilevare la testata. Il nodo riguarda anche l’assetto proprietario: l’editore avrebbe prospettato la possibilità di mantenere una partecipazione di minoranza, mentre il Nazareno punta al controllo della società. Nelle ultime ore il Pd ha rilanciato pubblicamente la propria disponibilità anche sui social. E tra le ipotesi indicate compare quella di presentare l’operazione alla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia. Se accadesse, la scelta avrebbe un peso simbolico difficile da ignorare.
Per il terzo anno consecutivo Reggio ospiterà la Festa nazionale del Pd. E proprio qui, in una delle città che hanno rappresentato più profondamente la storia del comunismo emiliano, il partito potrebbe annunciare il ritorno dell’Unità nella propria area.
Non sarebbe il ritorno al giornale di partito del Novecento. Quel mondo non esiste più, così come non esistono più il Pci, le sezioni affollate e il sistema politico che faceva dei quotidiani uno degli strumenti principali di organizzazione e formazione dei militanti. Resta però il marchio. E pochi marchi politici italiani possiedono la forza evocativa dell’Unità.
Anche la Festa nazionale continua del resto a chiamarsi Festa dell’Unità, decenni dopo la fine del Pci e nonostante le trasformazioni attraversate dalla sinistra italiana. Riunire il nome della festa e quello del giornale avrebbe quindi un significato che va oltre il bilancio di una società editoriale. Dopo un lungo viaggio tra fallimenti, aste e nuovi editori, il quotidiano fondato da Gramsci potrebbe tornare nella famiglia politica dalla quale era nato. E il ritorno potrebbe essere annunciato proprio a Reggio.






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