Reggio centro. Le due facce della via Emilia

ore due di notte davanti al Teatro Valli

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo che un gruppo di cittadini di Reggio Emilia ci invia per segnalare – ancora una volta – la netta demarcazione prodotta da quella sorta di linea di confine rappresentata dalla via Emilia,  spartiacque fra due città diverse: una più tranquilla, ricca di locali notturni e movida (quella a Sud, che si affaccia su piazza Prampolini o piazza Fontanesi), l’altra più problematica, insicura ed esposta al degrado con relativa apprensione per  chi vi abita (quella a Nord, la zona che va da via Emilia Santo Stefano, ai teatri, sino alla stazione). Che è poi la stessa differenza che registra il comune di Reggio nel suo insieme – non solo il centro storico – con la zona più “nobile” a Sud, quella che attraverso le frazioni di Canali, Buco del Signore, Rivalta, Coviolo si spinge verso le colline e l’Appennino, quella meno “glamour” a Nord (nonostante l’innesto delle pregiate opere di Calatrava) che punta verso la Bassa.

“Scriviamo dall’altra parte della via Emilia. Quella che dalla Stazione arriva a Santo Stefano, passando per via Roma e per piazza della Vittoria e piazza Martiri del 7 luglio.

Dalla metà di città che di notte è frequentata da ragazzi stranieri che, non sapendo dove andare o cosa fare, girano con sacchetti di bottiglie, bevono, urlano, ascoltano musica a tutto volume, fumano crack o altro. Poi le bottiglie le lanciano, sempre più spesso scoppiano delle risse. A volte si organizzano in piccoli gruppi e tentano di rubare una moto, come è successo in via San Rocco. Erano poco più che ventenni. Oppure si intrufolano nel garage sotto la piazza per portare via biciclette o quello che trovano, come è successo in luglio. Oppure, peggio, spacciano perché non hanno un lavoro o dormono in stazione o per strada perché non hanno una casa. Al Parco del Popolo, lungo via Nobili, si tengono combattimenti con i cani e non è raro vedere la banda dell’Amstaff nei pressi del Teatro Valli, anche di giorno.

Scriviamo dalla parte di Reggio in cui i cittadini non si sentono più tranquilli e fanno fatica a dormire la notte per le urla, gli schiamazzi, la musica alta. Qui residenti e amici dei residenti hanno paura a parcheggiare di sera in via Secchi o alla Caserma Zucchi, le cameriere dei locali escono di notte dal lavoro solo se accompagnate.

Questa parte della nostra città sembra, ormai da dieci, quindici anni, non essere di nessuno. Non ‘viene vista’ da nessuno e soprattutto sembra ignorata dalle istituzioni. Se chiamati e se hanno auto disponibili, vigili o polizia passano di lì, ma il giorno dopo si ricomincia tutto da capo e non si è risolto nulla.

Noi residenti non ci sentiamo tutelati da coloro che dovrebbero garantire la sicurezza e anche la salute dei cittadini. E non ci rassegniamo ad ‘abituarci’ all’idea che vada bene così e a barricarci in casa.

Ci rendiamo conto che i problemi dell’accoglienza e dell’integrazione sono complessi, ma si ha l’impressione che siano state per lungo tempo sottovalutate le conseguenze, seppure evidenti e sotto gli occhi di tutti.

Da questa parte della via Emilia, alcuni pensano di lasciare le loro case o lo vorrebbero, se potessero. Ma è forse giusto lasciare la propria casa perché il centro storico sta diventando invivibile? E se il centro si ‘svuotasse’ anche di residenti, come sta già avvenendo, cosa resterebbe della città?

Le due parti di città, quella della movida ‘forzata’ e quella della movida ‘vera’, del salotto ritrovato di piazza San Prospero e di piazza Fontanesi qualcosa hanno in comune.

I dj set. Non siamo in grado di sapere se saranno proprio i dj set a ‘salvare’ l’agonizzante centro storico di Reggio Emilia, di certo spopolano e non c’è iniziativa alcuna che possa farne a meno.

Persino i Giochi del Tricolore. Iniziativa stupenda, di cui crediamo si possa andare orgogliosi. Eppure, nella cittadella dello sport creata in piazza della Vittoria si sono tenuti sei giorni di dj set per sei ore al giorno. Viene spontaneo chiedersi cosa avessero a che fare con lo sport, ma tant’è.

Ora. Non si pensi che i residenti del centro storico siano arcigni e non amino la musica o divertirsi. Ma viviamo costantemente con gruppi di ubriachi sotto casa che sparano musica a palla fino a notte fonda, nessuno fa niente e si organizzano iniziative che peggiorano pure la situazione!

Si tratta anche di tenere conto che, in particolare nelle due piazze antistanti al Teatro Valli, dopo ogni iniziativa che prevede dj set o comunque musica alta, poi la situazione si amplifica e diventa ingestibile per giorni. E se a mezzanotte si spengono gli altoparlanti, compresi quelli dei food truck che tengono acceso dalle 12 alle 24 e oltre, poi iniziano i ragazzi della piazza e si avanti fino alle quattro di notte. Ogni volta che ci sono serate con musica a volume sostenuto, poi si scatena un pandemonio. Probabilmente si sentono ancora più legittimati a fare baldoria e diventa difficile contenerli.

Da questa parte della via Emilia, il dj set non solo non risolve, ma diventa controproducente e dannoso.

Non si chiede di non fare iniziative, ma di farle tenendo conto di una situazione già delicata del quartiere e davvero difficile da sostenere per coloro che vi risiedono”.

Così come non si chiedono bacchette magiche o soluzioni lampo, ma almeno di prendere coscienza di quello che stiamo vivendo, sapendo già che non bastano un dj set o un po’ di street food a sanare una situazione.

E se siamo davvero la ‘città della creatività’ perché non cercare soluzioni alternative, inedite, anche insieme. Per tutti i cittadini, quelli dall’una e dall’altra parte, compresi i giovani stranieri che ora sembrano non avere alternative all’ubriacarsi in piazza. Per una convivenza più serena e una città più vivibile. Per tutti”.



Ci sono 2 commenti

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  1. Elena

    Chi ha votato queste amministrazioni per anni è colpevole quanto loro.. Reggio purtroppo non ha futuro il centro è morto x gli interessi di pochi.. Di chi sono i petali? Chi ha guadagnato in questi 20 anni? Segui i soldi

  2. Primo Gonzaga

    La desertificazione del Centro Storico è cominciata oltre 30 anni fa, prima strisciante e poi con grandi accelerazioni. Chi governa il comune non ha mai amato il centro storico, e tutte le attività commerciali sono state progressivamente spostate negli scatoloni periferici dei centri commerciali, poi si è chiusa progressivamente la viabilità in nome di un ambientalismo ridicolo che non fa che spostare altrove file di auto in cerca di parcheggi. Oggi non si fa che constatare ciò che era già scritto. Per riprendere un percorso virtuoso serve un cambiamento radicale del modello di sviluppo di una città .


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