Immigrati, clima e controllo sociale

114 M Turazzi Copertina
7.3

Michele Turazzi in Prima della rivolta ci teletrasporta, se così possiamo esprimerci, in una Milano di metà ventunesimo secolo in cui i problemi di oggi dall’immigrazione al clima, dell’Intelligenza Artificiale al controllo sociale, dalle diseguaglianze ai conflitti sociali hanno trovato soluzioni radicali ma, apparentemente, non ancora definitive. In divenire perché, se le diseguaglianze si sono consolidate, esiste un movimento, gli «Antagonisti» – riorganizzatosi dopo la rivolta uscita sconfitta cinque anni prima – in grado, forse, di ribaltare i rapporti di forza che da allora si erano costituiti.

E, intanto, il mare si era inghiottito parte dell’Italia settentrionale.

«Tutte era acqua. Lo era il mare, ovviamente, l’Adriatico, che all’orizzonte esibiva i lembi frastagliati dei Balcani, ma lo era anche la terra…»; intorno alla piazza i «palazzi terrazzati erano esseri anfibi, con le facciate che si scrostavano sotto l’attacco della salsedine trasportata dal vento torrido … la spiaggia non esisteva più». Sono le prime righe del romanzo distopico e oltremodo verosimile, e appassionante e “istruttivo” senza essere noiosamente didascalico. Un poliziesco, Prima della rivolta. Non rivelo altro…

Nel mezzo di questo “climax” si muove il tormentato commissario capo della Mobile Alberto De Santa, richiamato a Milano dall’esilio di Pieve di Cadore, dove «il panorama è bello, il clima salubre, la gente fa schifo» – in cui era stato “esiliato” per una supposta ambiguità verso gli Antagonisti – per risolvere il caso dell’omicidio di un importante imprenditore milanese.

«Il commissario capo Alberto De Santa avvicinò il tablet allo scanner della postazione di controllo, il sistema informatico della questura di via Fatebenefratelli riconobbe la sua identità digitale e la porta sull’altro lato del cubicoli si spalancò senza un fruscio», a differenza dell’indagine che provocherà molto “rumore” e aprirà un conflitto feroce all’interno della questura milanese.

L’indagine – avvolta da un caldo torrido e bagnata da piogge torrenziali – si muove, soprattutto, tra Milano e Pioltello, un campo di accoglienza per immigrati – che assomiglia a una bidonville – sovraffollato, sorvegliatissimo e temuto, costruito alle porte della città metropolitana e cuore del movimento degli Antagonisti ai cui si contrappone il “Fronte dell’uomo comune”, autoproclamatosi difensore dell’ordine e della legalità, che gode di appoggi importanti.
Incontriamo leader del movimento rivoluzionario, priore e badesse della Chiesa dell’Apocalisse, colonnelli della Digos, cuochi.

C’è anche spazio per l’amore e per la speranza di un mondo diverso, migliore.
Un romanzo politico di oltre cinquecento pagine che racconta un mondo che potrebbe venire con una narrazione di alto livello e in cui la tensione è “tirata” fino alla fine.

(Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia).

(Michele Turazzi, Prima della rivolta, Nottetempo, 2023, pp. 541, 19,50 euro).

 

I nostri voti


Stile narrativo
7
Tematica
8
Potenzialità di mercato
7