Ho visto cose che noi umani, specie reggiani, non dovremmo vedere mai. Ho visto il sindaco della città, che nulla ha imparato dall’orrenda figura fatta con Francesca Albanese, consegnare la massima onorificenza cittadina alla principessa del Galles, che tale è non per nascita, ma per aver sposato – dopo averlo tampinato al punto di cambiare facoltà e rimanere ferma un anno per poterlo frequentare – il futuro re d’Inghilterra. Per non farsi mancare niente, il sindaco ha attribuito alla dinastia Windsor, creata artificiosamente come molti sanno, la scrittura della Magna Charta.
Intanto fuori dal municipio, che ben diversi migliori primi cittadini ha ospitato, una moltitudine di reggiani si accalcava dietro le transenne per poter offrire al passaggio della principessa i propri pargoli da baciare. Inneggiavano alla nuova regina di cuori, cioè all’erede di quella sciagurata che sposò l’attuale re ignorando (o facendo finta di ignorare) che il di lui cuore era già impegnato e finendo poi a sputtanare la monarchia con scudieri e maggiordomi, fino a risorgere nella popolarità grazie a – o per colpa di – uno sciagurato incidente.
Secondo il direttore di questo sito, certamente più acuto di me, tutto ciò ha a che fare col desiderio di vivere in questi tempi grami una favola. Non posso che concordare, anche se di favole ne esistono di molto migliori. Ma debbo dire, dopo anni di peregrinazioni per motivi di lavoro che mi hanno portato in altre quattro città, che tutto ciò ha anche, se non soprattutto, un nome più semplice: provincialismo.
“Piccola città, bastardo posto, appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via”, canta Guccini a proposito di Modena. Ho vissuto a Reggio trent’anni, le voglio bene, ma questo non mi impedisce di commentare caustico – ma con un sorriso, per carità, all’angolo della bocca – vicende come queste.
Che la Kiev d’Italia diventasse monarchica, anche se magari solo per un giorno, è un bel paradosso che non mi aspettavo. Ma forse, ribadisco, ha ragione Nicola Fangareggi. Abbiamo tre guerre, premi Nobel per la pace imprigionati nei loro Paesi, una crisi economica bestiale, dobbiamo pur consolarci. Ma con Kate… come dice un’altra canzone, “davvero speravo in qualcosa di meglio”.
Chi non condivide queste riflessioni, e credo saranno in molti, per tornare al Blade Runner dell’incipit, le consideri lacrime nella pioggia.
È il primo pezzo della mia collaborazione a questa testata, magari sarà l’ultimo.






Ha detto bene, sig. Guarnieri, “caustico” il suo scritto e con la spocchia di chi pontifica sull’altrui gusto. Non è obbligato a condividere la passione dei cittadini per Kate (cosa che peraltro anche io non ho); di quale reato sarebbero accusati? Si, spero non scriva più e peraltro ho letto il suo libro sulle “reggiane”; mai libro ha svilito in maniera così efficace la storia di una città, trasformandola in un romanzetto da ombrellone condito con qualche insensato riflesso “v.m.18” .
Grazie Fabiola ! Condivido ciò che ha scritto e il modo ragionato e pacato, ma convincente !
Dovresti collaborare con cruciani (la minuscola è voluta) alla trasmissione della zanzara
Sottoscrivo in toto le considerazioni di Fabiola. Anch’io non La conosco, ma, se nella descrizione di un evento come questo, Lei riesce a non fare nemmeno alcun cenno alle motivazioni della visita, allora forse devo augurarmi che questo sia il Suo ultimo articolo….
Al boia vile repubblicano!
Fabiola ha ragione.
Mia moglie siciliana direbbe “nemici ‘ra cuntintizza” (nemici della gioia, sempre a rompere le palle per qualcosa, sempre li a voler fare i bastian contrari). Questa visita ha portato una botta di autostima, unione ed orgoglio per questa piccola città di provincia (e chi l’ha detto che il termine “provinciale” deve essere per forza visto con un’accezione negativa?) piena di problemi reali. Ma la depressione, il voler sempre puntare il dito sullo schifo senza vedere anche le cose buone che Reggio e i reggiani hanno è un atteggiamento che porta solo conflitto, arroccamenti sulle proprie posizioni, ostilità ed immobilismo. Basta che questa acidità alla Cruciani, avete rotto le….scatole.
sana invidia per quelli che il prosciutto non lo mangiano ma che due fette tagliate non troppo fini le hanno sempre sugli occhi….
Ci risiamo: sei il profeta incompreso che vede la verità nascosta alla massa belante. Grazie per esistere e perdona gli ingrati.
ringrazio te, e ti prego…. perdona te stesso, dattela una possibilita’.
: )
Forse qualcuno avrebbe preferito la piazza piena per ursula o kaja con o senza javelin a spalla, di certo ci sarebbe stato più spazio per i cani.
Due giorni “fiabeschi” in cui Reggio Emilia è assurta alle cronache mondiali tutta imbellettata, linda e profumata. Ora giu’ la maschera, leviamoci il cerone e torniamo alla nostra piu’ che mediocre realta’.
I bidoni della spazzatura sono tornati al loro posto, l’erba tornera’ a crescere rigogliosa ed incolta e le buche rimarranno tali. Sindaco e assessori ripongano i vestiti della domenica. Gli extracomunitari possono tornare tranquillamente fuori a popolare e rendere “vivaci” le nostre strade e le nostre piazze. Evviva, evviva, evviva.
Farewell Ma’am…
Abitando a Reggio Emilia , o come la chiamo io Peggio Emilia, condivido pienamente quanto scritto da Alberto Guarnieri.
Complimenti anche per la prosa
Speriamo!
Non la conosco, ma quanto snobismo nelle sue parole… da vero provinciale. E insultare i morti, beh…
Siamo provinciali, è vero, ma non fingiamo di essere ciò che non siamo.
In genere non scrivo sui social e non commento, ma la sua penna acre mi ha irritato.
Non so quali cose, nel suo peregrinare, abbia visto; certamente realtà che noi, abitanti di una insignificante città di provincia, non riusciamo a immaginare.
A noi l’arrivo di una principessa, che ha fatto sì che Reggio finisse su tutti i giornali e televisioni non solo italiani, ha allietato il cuore.
E lo dico anche se non sono cittadina, ma addirittura nativa di un paesello della provincia reggiana, paesello che però ha dato i natali a Spallanzani e Boiardo.
E, infine, il suo paragonarsi all’ immenso Rutger Hauer in Blade Runner… quanta modestia. Ma forse non ho colto la sua ironia.
Cordiali saluti
Fabiola Ganassi, repubblicana e neanche comunista.
Ben detto, quando ci vuole ci vuole per riequilibrare il discorso!!
Concordo