Negli anni aveva presentato decine di denunce lamentando l’assedio di un uomo sconosciuto che, oltre a tormentarla con lettere deliranti piene di minacce, in almeno quattro occasioni l’avrebbe anche assalita fisicamente, indossando una maschera simile a quella resa famosa dal film dell’orrore “Scream” per nascondere la propria identità: ma le indagini dei carabinieri di Reggio hanno stabilito che tutti gli episodi denunciati dalla donna – un’avvocata reggiana residente in città – erano stati inventati.
Era stata la stessa (presunta) vittima, infatti, a realizzare con le proprie mani le finte lettere minatorie che erano state poi allegate alle denunce presentate nel tempo (le prime già nel 1989) alle forze dell’ordine: a incastrarla sono state le tracce del suo Dna trovate dietro a uno dei francobolli usati per spedire le buste contenenti le lettere.
Per questo motivo a carico della donna era scattata nel 2013 una denuncia per simulazione di reato: la vicenda si è arricchita di un nuovo capitolo martedì 8 settembre, sette anni dopo, quando il giudice del tribunale di Reggio ha condannato l’avvocata del foro reggiano alla pena di 10 mesi di reclusione.






Ultimi commenti
È il minimo a costo zero, vedremo...
Assegniamo il compito di indagare al centro sociale labas? O qualcuno preferisce gli antagonisti? Sicuramente hanno i contatti utili per scoprire la verità.
Pensi la fortuna che abbiamo noi reggiani...c'e' gente che spende migliaia di euro per recarsi all'estero e noi abbiamo il mondo (terzo) direttamente qui....non e'
tu chiamale se vuoi percezioni...
Quando prendo un bus a Reggio Emilia mi sento come al mercato di Città del Cairo. Dentro un bus è come stare in via Turri