Le classifiche di gradimento mi hanno sempre interessato poco. Durano una giornata, poi spariscono. Quella del Sole 24 Ore, però, registra un clima. E il clima di Reggio Emilia era cambiato da tempo. Il calo del consenso di Marco Massari non sorprende. La sorpresa è che qualcuno si sorprenda.
Il problema non è una delibera sbagliata, una polemica o una conferenza stampa. È un altro.
All’inizio degli anni Duemila Reggio aveva cercato di alzare lo sguardo. La stazione Mediopadana. Le Reggiane. Il Polo della Moda. L’Arena Campovolo. Anche Silk Faw, conclusa come sappiamo, nasceva dalla stessa ambizione. Si poteva riuscire o fallire. Le città vive accettano il rischio.
Oggi quell’ambizione è scomparsa.
Marco Massari ha fatto il medico infettivologo. La sua formazione politica è quella della Fgci degli anni Settanta. Il rapporto con l’impresa resta segnato dalla diffidenza. Si sente più a casa nelle liturgie della Cgil e dell’Anpi che nel confronto con chi investe capitale, innova, esporta e compete sui mercati internazionali.
Il mondo si misura con l’intelligenza artificiale, la robotica, la manifattura digitale, la guida autonoma. Reggio continua a discutere di piste ciclopedonali.
Il Pnrr rappresentava un’ottima occasione per cambiare il profilo competitivo della città. Innovazione, ricerca, trasferimento tecnologico, attrazione di imprese. Siamo invece tornati indietro di mezzo secolo. Con un’inattesa aggravante: un carico di immigrazione clandestina incontrollata e fuori controllo che ha reso gran parte della città invivibile e pericolosa.
L’ultima scelta, simbolica quanto concreta, vale quindici milioni di euro: una pista ciclopedonale tra Santa Croce e via Roma. Sulla via Emilia si resta ancora in coda, ai passaggi a livello.






Diciamo “Osanna” alla “lungimiranza” delle Amministrazioni Spaggiari, Delrio e Vecchi che in 30 anni hanno portato Reggio Emilia a crescere ed allargarsi esponenzialmente (le aziende edili affiliate alle ‘ndrine ancora ringraziano sentitamente)
senza che si pensasse nel contempo ad ampliare la viabilita’, anzi facendo di tutto per restringere carreggiate ed aumentare ancora di piu’ code, intasamenti, polveri sottili.
Abbiamo tempi di percorrenza in citta’ come quelli che si registrano a Milano.
I cittadini reggiani che lavorano devono poter utilizzare anche l’automobile. Le risorse nullafacenti possono anche spacciare in monopattino. Loro si, encomiabili green-friendly.
Verissimo ciò che lei afferma e la questione dei passaggi a livello non è certamente tema secondario sommato all’immobilismo nei confronti della circolazione stradale nell’esagono e prima periferia. In altre città hanno fatto sottopassi, cavalcavia per consentire l’entrata e l’uscita e i spostamenti in città più scorrevoli. Reggio è stretta nella morsa su tre lati dai passaggi a livello che attraversano le principali vie di accesso ed uscita dalla città in tre direzioni, con soste inspiegabilmente interminabili e code che bloccano la circolazione nel raggio di almeno mezzo chilometro. Poi mettono blocchi per certi veicoli per superamento dei limiti delle polveri sottili. I reggiani per muoversi in città, se sei costretto ad usare l’auto passi ore ogni giorno in colonna. E nulla si muove per migliorare le cose. Non esistono solo le piste ciclabili, di cui una parte pericolosissime.
RE con tangenziale a bretella e attraversamenti pedonali,
Logico che abbia peggior circolazione regionale.