Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento di Marco Eboli, presidente dell’associazione culturale Balder di Reggio Emilia.
Nel sessantaseiesimo anniversario dei tragici fatti del 7 luglio 1960, quando in seguito agli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine morirono cinque manifestanti e vi furono diversi feriti, anche tra le forze dell’ordine, si profilano le solite commemorazioni a senso unico da parte del Comune di Reggio Emilia.
Penso sia nota la mia vicenda familiare, ma la ricordo brevemente. Mio padre Paolo, che il 7 luglio 1960 era in servizio in piazza durante la manifestazione, alcune settimane dopo fu vittima di un’imboscata, e in seguito ai colpi ricevuti alla testa perse la vista, sino alla morte avvenuta nel 2015.
Il clima di scontro a Reggio Emilia aveva preceduto la data della manifestazione non autorizzata, come testimoniò in un’intervista Vincenzo Bertolini, all’epoca ragazzo, in seguito segretario provinciale del Pci, e proseguì anche dopo il 7 luglio 1960.
Penso che dopo così tanto tempo bisognerebbe recuperare lo spirito del Mondo Piccolo. Intendo dire che se nel 1951, a pochi anni dalla fine della guerra civile, fu possibile tenere al teatro municipale di Reggio Emilia un confronto tra lo scrittore anticomunista Giovannino Guareschi, autore del “Mondo Piccolo”, e il sindaco comunista Renzo Bonazzi, se vi fosse la volontà politica da parte del Comune e pure dei familiari dei manifestanti morti il 7 luglio 1960 si potrebbe realizzare un analogo confronto su quei tragici fatti.
La mia disponibilità è totale e non da oggi. Lascio al sindaco Massari e ai familiari dei manifestanti morti decidere luogo e data. La mia idea è aperta a un contributo vasto, a più voci, di storici e familiari, per una autentica riconciliazione.
Infine, l’occasione sarebbe quanto mai opportuna, essendo in corso le riprese, anche nella nostra provincia, a Brescello in particolare, di una fiction della Rai dedicata a Giovanni Guareschi, a don Camillo e Peppone e a quel Mondo Piccolo che era capace di scontri cruenti ma pure di tanto reciproco rispetto e umanità.
Marco Eboli
figlio di ex agente di Polizia di Stato






A tanti anni di distanza, non riesco a spiegarmi perché mai quei poveri giovani furono mandati in piazza con le tasche piene di pietre. Perdonatemi l’ottusità.
A tanti anni di distanza, non riesco a spiegarmi le ragioni di quei poveri giovani mandati in piazza con le tasche piene di pietre. Perdonatemi l’ottusità.
Encomiabile la proposta di Eboli, ma altrettanto pia illusione, se ben conosco la protervia tipica e sempre più radicata della dirigenza locale (è sufficiente leggere la locandina dell’evento)