Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento di Roberta Notari, cittadina che abita nel quartiere della stazione ferroviaria storica di Reggio Emilia.
C’è un limite oltre il quale la pazienza dei cittadini onesti si esaurisce e si trasforma in profonda, motivata rabbia. Quella soglia a Reggio Emilia è stata ampiamente superata.
Siamo stanchi. Siamo stanchi di non poter uscire di casa in sicurezza, di camminare guardando a terra per paura che uno sguardo rivolto alla persona sbagliata possa scatenare un’aggressione verbale o, peggio, un coltello tirato fuori dal nulla.
Reggio Emilia si è sempre fregiata del titolo di “città dell’accoglienza”. Ma diciamolo chiaramente, senza ipocrisie: questa che stiamo vivendo non è accoglienza, è un’accoglienza fallimentare. È un sistema che tollera e subisce la delinquenza quotidiana.
Ciò che fa più rabbia è vedere come l’amministrazione comunale utilizzi il tema dell’immigrazione per sponsorizzare se stessa, per partecipare a bandi e riempirsi la bocca con progetti europei che servono a fare passerella politica e a finanziare la burocrazia interna.
Ma quando si spengono i riflettori dei convegni, dove finiscono quei progetti? Certamente non nei quartieri invasi dal degrado, dove i residenti sono lasciati soli a fare i conti con le conseguenze di queste scelte e finte promesse. Le nostre strade sono piene di persone che non sono rifugiati politici in fuga da guerre, ma individui senza nulla da perdere che scelgono la via dell’illegalità, dello spaccio e della violenza.
Donne, giovani e ragazze non possono più girare tranquillamente. È accettabile che in una città democratica si debba vivere con la paura costante e con una forma di sudditanza psicologica nei confronti di chi delinque impunito?
Non è razzismo, è difesa della democrazia. Bisogna smetterla di bollare come “razzismo” la sacrosanta richiesta di sicurezza. Il colore della pelle, la religione o la provenienza geografica non c’entrano assolutamente nulla. Questa è una battaglia per la legalità.
La nostra solidarietà va a chiunque arrivi in Italia con la reale voglia di lavorare, di integrarsi e di rispettare le nostre leggi. Chi viene qui per costruire onestamente il proprio futuro è e sarà sempre il benvenuto. Ma chi arriva e pensa di poter calpestare le regole della nostra democrazia, chi vive di espedienti e violenza, deve capire che qui non c’è spazio per lui.
Se non capiscono e non rispettano il concetto di legalità, se non hanno intenzione di rispettare il Paese che li ospita, allora la risposta deve essere una sola: devono andare via. Non possiamo più accettare l’indifferenza di chi non vede, non sente e non fa nulla dall’alto degli uffici comunali.
Forse è giunto il momento che i cittadini onesti, stanchi di subire, si facciano sentire davvero, anche scendendo in piazza per pretendere che la legalità torni a essere il principio cardine della nostra comunità.
Sentirsi ripetere costantemente come un disco rotto che tanto in tutte le città è così è giustificare l’IMMOBILISMO! Reggio Emilia non è una metropoli sconfinata, eppure oggi ci troviamo a subire problemi di criminalità, violenza e degrado sociali grandi come quelli di una metropoli.
Potevamo monitorare, prevenire, se solo ci fosse stata una reale volontà politica! La sicurezza non è un optional e il decoro non è un lusso. Se il Comune vuole davvero fare progetti utili, inizi a fare l’unica cosa che conta: proteggere i propri cittadini e pretendere il rispetto delle regole da chiunque metta piede nella nostra città.
Roberta Notari






Ha ragione a proposito di ogni criticità illustrata, signora Notari! Proprio per questo non riceverà alcuna risposta e neppure un tentativo di giustificarsi da parte dell’esimia non.amministrazione locale: semplicemente un silenzio assordante farà passare tutto in cavalleria. Nihil novi sub sole.
Tutto giustissimo, cara sig.ra, ma è un po’ tardi per scendere in piazza. Il sistema per cambiare le cose esiste: si chiama VOTO ma pedissequamente i cittadini reggiani si turano il naso e fanno una croce sui soliti noti e alimentano questo andazzo.
La Sig.ra Notari ha tutta la mia solidarieta’, il suo appello è pienamente condivisibile e suonera’ totalmente rivoluzionario alle orecchie dei sonnacchiosi reggiani che si crogiolano, finti democratici perbenisti, nel loro status quo. Le istituzioni locali risponderanno per bocca di un assessore di “seconda fila”, dichiarandosi sorpresi dalle sue prese di posizione, perche’ a Reggio le amministrazioni comunali sempre operato per il benessere di tutti i cittadini, nel solco dell’accoglienza e dell’inclusivita’ e bla…bla, bla, bla…..Nel presidio del dicembre scorso in stazione, lei Sig.ra Notari ha visto palesarsi per sbaglio qualcuno dei nostri illuminati amministratori ? La risposta era (ed e’ tutt’oggi) questa.
Parole sagge e sensate ma come al solito cadranno nel vuoto. Ai nostri amministratori interessa o un posto in parlamento o la prossima fine del mandato con uno scivolo d’oro o un posto da qualche parte procurato dal papà, dagli zii o dagli amici dei genitori.