Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale questo intervento di Giovanni Tarquini, consigliere comunale della lista civica Per Reggio Emilia, su quanto emerso dall’incontro pubblico “La sfida riformista – Idee e prospettive per l’Italia che vuole cambiare”, che ha visto protagonisti il senatore del Pd Graziano Delrio e Claudio Martelli, professore universitario e scrittore, ex vicepresidente del Consiglio ed ex ministro della giustizia.
Il messaggio che, in chiusura di una bella giornata di sole novembrino, esce dalle parole di Claudio Martelli e di Graziano Delrio, guidate con sapienza dal bravo e pungente Nicola Fangareggi, è di rara chiarezza. Le loro posizioni e le loro storie politiche, ben diverse per origini e percorsi, oggi sono evidentemente accomunate da una sorta di ravvedimento operoso che li induce a tendere lo sguardo verso il futuro con maggior consapevolezza degli errori che hanno portato la sinistra alla deriva; letteralmente in alto mare insieme alla famigerata Flotilla.
Nel darsi forza l’un l’altro con scambi di condivisione e al contempo con valutazioni anche molto diverse sui temi più contingenti, primo tra tutti il vicino referendum sulla separazione delle carriere, i due protagonisti della serata hanno bacchettato, all’unanimità, quel modo di fare politica che antepone l’ideologia più estrema all’esigenza di concretezza oggi imposta dai tanti guai che affliggono il mondo moderno.
La sveglia è senza dubbio rivolta a quei moderati riformisti che si ritrovano soffocati in contenitori di pregiudizi anti-governativi, ora richiamati alla massima attenzione su temi vitali per i quali vanno abbandonate le posizioni di antico e cieco rifiuto, come quello della difesa europea e nazionale e della sicurezza a livello locale; ma allora viene da chiedersi: tutto questo per andare dove e per fare cosa? E prima ancora, come e per colpa di chi siamo finiti nei guai?
Qui c’è il grande limite del loro pur alto e interessante intervento. Risposte a queste domande non ne arrivano. È chiara la necessità di agire in modo diverso tenendo conto della complessità dei problemi del mondo, del Paese e della nostra città, ma non è altrettanto chiaro il percorso da intraprendere prima che sia troppo tardi.
La verità è che mentre i due intervistati offrono finalmente una visione delle cose ben più lucida e realistica di quanto proviene dai nostri amministratori locali – non a caso quasi tutti assenti, ammantati da luci ideologiche e con il piglio di chi si ritiene unico depositario delle forze del bene – la città brucia e le tensioni aumentano; così come aumentano i continui passi falsi di un sindaco e di una giunta che non mostrano alcun segno di equilibrio e di pentimento anche di fronte ai passaggi più negativi, da ultimo la spaccatura nel mondo della scuola causata dalle dichiarazioni dell’assessora Marwa Mahmoud; vicenda che è stata messa a tacere dalla maggioranza in consiglio comunale per trovare invece voce, platea e microfoni sui giornali e in tv, nell’opaco gioco selettivo della peggior miscela tra politica e informazione.
Non è da questo modo di operare che possono prodursi effetti buoni e concreti, migliorativi della condizione del cittadino (poiché pare che debba essere questo l’obiettivo primario di ogni sforzo politico!); non è questa la città che si meritano i reggiani per bene, quelli che iniziano a far sentire sempre più forte la loro voce anche grazie ai moderni strumenti di comunicazione come i social, non selezionabili dal sistema dell’informazione ma, vivaddio, ancora liberi.
Preso atto di questa realtà così complessa, ciò che occorre, in definitiva, è una buona dose di equilibrio, che porti a inaugurare una nuova epoca riformista, moderata e liberale, in grado di conquistare il centro del panorama politico e che, senza disprezzare nessuno, né a destra e né a sinistra, rifiuti categoricamente ogni forma di estremismo, inutile e dannoso.
In sostanza, occorre uscire da quell’inganno in cui la nostra città è caduta con l’elezione dell’attuale sindaco e la nomina da parte sua di buona parte della giunta. Noi, come corpo civico della politica locale, siamo sempre stati pronti a intraprendere questo percorso volto a un forte cambiamento e continuiamo a esserlo per favorire l’emersione di tante forze buone della città oggi soffocate da un opprimente sistema partitico-economico.
Quando e come iniziare il nuovo cammino? Alla prossima occasione di voto, cercando di salire davvero su quel treno che, a Dio piacendo, potrebbe passare ancora.
Giovanni Tarquini







Ma sì, la prossima volta candidate ancora Salati, tanto per esser sicuri di lasciare la città in mano ai soliti noti.