“Li potremmo chiamare i ‘misteri’ di Reggio Emilia. Fatti collegati al processo ‘Aemilia’ sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione e gli intrecci con la politica. Fatti che sono rimasti in ombra, nonostante il pm antimafia Roberto Pennisi (poi, guarda caso, non rinnovato nell’incarico alla Dda di Bologna) avesse approfondito i rapporti tra il partito democratico locale e i capi clan, secondo le segnalazione dell’Aisi (Agenzia di sicurezza interna).
Più volte in questi anni inchieste giornalistiche si sono soffermate su questi rapporti anomali, su cui è stato calato un silenzio tombale. Oggi il ‘mistero’ è stato riproposto da un approfondito articolo pubblicato dal Riformista. Crediamo sia indispensabile chiarire una volta per tutte se ci siano stati effettivi coinvolgimenti politici con i clan oppure si tratti di indizi senza fondamento. Di certo quanto emerso dal ‘caso’ Palamara e dagli storicizzati intrecci tra una parte della politica e una parte della magistratura potrebbe dare adito a sospetti e supposizioni. E non è un caso se il terremoto e gli scandali che stanno sconvolgendo la giustizia e la magistratura italiana sono, nei fatti, messi in sordina e silenziati dalla maggioranza dei media e dalle stesse Istituzioni”. Così il parlamentare romagnolo di Forlì della Lega Jacopo Morrone in una nota.






Ultimi commenti
Concordo!!!
La sinistra italiana fa parte delle sinistre europee. Loro pensano di fare il bene del popolo ma il popolo non li capisce perchè si tratta […]
Che bello leggere chi riesce a trasformare i "ma andate a cagare!" che ti frullano in testa in ragionamenti articolati, intelligenti e ben scritti. Possiamo
Grazie per il contributo. Credo che lei abbia elencato tutti i motivi per i quali anche stavolta voterò PD la prossima volta
Devono esistere i "principi non negoziabili", o "non manipolabili" come li definiva Papa Benedetto XVI°, per un cattolico in politica. Non manipolabili nel senso che […]