L’ex campione del mondo Vincenzo Iaquinta è apparso nella serata di domenica alla trasmissione televisiva Le Iene, su Italia Uno. L’ex centravanti di Juventus e Udinese ha parlato di come è cambiata la sua vita dopo il processo Aemilia: “Ero al McDonald’s e mi hanno chiamato mafioso, ero con i bambini”. E ha poi aggiunto: “A me non ha facilitato nulla… Perché non ho bisogno della ‘ndrangheta. Io ho guadagnato dei soldi, secondo te ho bisogno dei soldi della ‘ndrangheta. O mio padre aveva bisogno dei soldi della ‘ndrangheta, ma stiamo scherzando?”.
Giuseppe Iaquinta, imprenditore edile originario di Cutro, padre di Vincenzo, figura alla quale l’ex bomber da sempre è molto legato, è stato condannato dal tribunale di Reggio Emilia a 19 anni di carcere. Ed è già in cella. “Dopo una condanna di primo grado, già in carcere? Non lo so perché questo accanimento contro di noi, non lo so. Non è emerso niente su mio padre, che poteva esserci una associazione, non è emerso niente”. Così la pensa l’ex azzurro.
Vincenzo Iaquinta, ancora parlando al microfono dei rapporti emersi al processo in cui il padre avrebbe fatto alcune cene con ‘ndranghetisti, ha detto: “Perché una volta gli dici di no, la seconda gli dici di no, ma poi ci devi andare. Quello può dire ‘perché non viene da me? Che paura ha?’. È un’offesa per loro e poi ci vai. Mio cugino si è sposato la figlia di Grande Aracri. E mio padre e mia madre sono stati invitati a questo matrimonio e ci sono andati, basta”. E alla domanda: anche tu conoscevi queste persone? “Certo che le conoscevo, ma conoscere queste persone non vuol dire che io sia ‘ndranghetista. Ma stiamo scherzando?”.







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