Gazza saluta: ma resta l’impegno per Boretto

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Il sindaco di Boretto Massimo Gazza, dopo 2 mandati, saluta i concittadini del comune rivierasco della Bassa reggiana facendo un riassunto delle attività svolte e dell’impegno profuso: “È andato in stampa il resoconto di 5 anni della legislatura 2014-2019, riporto qui il mio editoriale di saluto e riflessione su questi anni da sindaco.

Una vicenda umana

Care concittadine, cari concittadini,
il 26 maggio si concluderanno i miei due mandati da sindaco e mentre scrivo mi assale un inevitabile sentimento di nostalgia. Non intendo esprimere un giudizio sul lavoro fatto, toccherà ad altri, qui vorrei trasmettere le emozioni e i pensieri che mi hanno attraversato in questi dieci anni. Se cresci in un paese, se lo vivi in profondità, se in quel paese hai le amicizie della vita, è certo che conosci la gran parte delle persone che lo abitano, quel paese è te stesso, di fatto le sue vie diventano le vene e le arterie del tuo corpo. In un periodo così ampio una comunità si modifica radicalmente e la perdita diventa la compagna di viaggio: si perdono collaboratori, si perdono tanti compagni della quotidianità, si perdono le persone che conosci. Abituarmi all’idea della perdita è ciò che mi ha messo più in difficoltà, ricevere la notizia di persone che se ne vanno è come se un bisturi recidesse profonde ferite nell’anima. Quanti di noi in questi anni ci hanno lasciato? Tanti, troppi, tanti amici, tante persone con cui era bello confrontarsi. E se fai il sindaco in modo autentico quando uno se ne va, è come se se ne andasse una parte di te. Fare il sindaco non è una corsa di dieci anni, ma sono dieci cicli che di anno in anno si sommano e la ciclicità mostra in modo chiarissimo l’inesorabilità del tempo: persone che abitualmente incontravi e che d’improvviso lasciano il vuoto.

Passare davanti alle case deserte, case da cui prima spesso partiva un saluto o una battuta, entrare in contatto con la sofferenza più grande e più profonda, vedere figli piangere i genitori e i genitori piangere i figli, non ritrovare più gli stessi volti a teatro o all’assemblea delle associazioni, per me è qui che sta il coraggio di fare il sindaco del proprio paese: un respiro profondo e avanti con convinzione ed entusiasmo, perché nonostante tutto il futuro è il bene più prezioso. Una comunità forte e consapevole supera gli addii, metabolizza i lutti e fa tesoro dell’esempio di chi se ne è andato e continua a costruire in un incessante processo di stratificazione di fatti e di pensieri. Ai tanti padri e madri nobili che ci hanno salutato vorrei dire che il loro impegno, le loro fatiche, i loro sacrifici non sono stati vani, perché la nostra comunità è cresciuta grazie alla loro opera e brilla per laboriosità, solidarietà, generosità e originalità (forse talvolta anche eccessiva…). Amministrare il nostro paese è stata un’esperienza straordinaria, formativa e oltremodo arricchente: 3640 giorni di motivazione costante e di ambizione a dare una mano a crescere, dieci anni con l’ossessione della crescita, soprattutto per rendere onore a chi ci ha preceduto.

Un sindaco, poi, deve abituarsi alle novità, quante persone sono arrivate in dieci anni? Tantissime, muta di fatto il volto della comunità. Il nuovo dovrebbe essere portatore di fatica: fatica di connettersi con persone che non si conoscono, con le loro storie, la loro cultura, la loro sensibilità. Sinceramente a me il nuovo ha sempre trasmesso entusiasmo e indotto orgoglio, una sorta di entusiasmo orgoglioso nell’accompagnare i nuovi nelle nostre eccellenze, verso ciò che sappiamo fare bene, nei nostri valori. Provo sincera soddisfazione nell’illustrare alle nuove famiglie il nostro sistema scolastico, la rete dei servizi sociali, l’offerta culturale e sportiva, il tessuto associativo, imprenditoriale e commerciale. Anche perché si capisce alla svelta che i tramonti sul Po sono tra le cose più belle che si possono contemplare. La soddisfazione più grande è la considerazione che di frequente emerge: così tante cose in un paese di 5500 abitanti?

In questa dialettica tra perdita, contingente e futuro ho vissuto la mia vicenda umana, prima ancora che politica e sociale, di sindaco e alla fine quello che ho cercato di fare è stato contribuire a tenere unito un paese, nelle sue diversità, nei suoi diversi interessi, nelle sue particolarità, con l’idea che prima vengono le relazioni, le parole, gli sguardi e dopo, molto dopo, le opere e le cose materiali.

Colgo l’occasione per ringraziare i colleghi sindaci, i consiglieri comunali, gli assessori, i dipendenti del comune e dell’Unione con cui ho collaborato in questi dieci anni, con un pensiero particolare a Isa, il cui esempio cerco di portare con me. Un saluto speciale a Ottavia e Maddalena a cui prometto che con le riunioni e gli incontri ho finito, tuttavia non me la sento di garantire di aver finito con il mio paese…”.