Chiusura dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani ad esclusione dei medici in formazione specialistica e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza. Stop a manifestazioni ed eventi e di ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, delle gite di istruzione e dei concorsi. Sono le misure adottate in Emilia-Romagna per contrastare la diffusione del Coronavirus, valide da lunedì 24 febbraio al primo marzo compreso. Sono previste nell’ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini e dal ministro della Salute Roberto Speranza.
In un punto con i cronisti in Regione, l’assessore uscente alla Sanità Sergio Venturi ha sottolineato che non ci sono “casi nati in Emilia-Romagna”, così come sul territorio al momento non ci sono “zone rosse” o focolai. “Non siamo a livelli epidemici ma dobbiamo essere pronti”.
I nove casi di positività arrivano da un focolaio preciso: Codogno. Quattro sono in isolamento domiciliare e gli altri cinque ricoverati in ospedale a Piacenza. Nessuno è in condizioni critiche. Prosegue l’attività di controllo e di “ricerca” dei possibili contagiati. Soltanto domenica a Piacenza sono stati fatti 186 tamponi per coronavirus. “Si tratta dei contatti stretti degli operatori sanitari dell’ospedale piacentino contagiati (due medici e un infermiere)” di cui si attendono gli esiti. Controlli “larghi” per “prudenza”. Possibile che nei prossimi giorni il numero dei casi positivi aumenti, ha detto Venturi, ma anche come conseguenza di un’attività di “ricerca attiva” delle infezioni. Ad esempio con la decisione di effettuare il tampone per coronavirus a tutti i ricoverati per polmonite negli ospedali regionali. Potenziati a tal fine i laboratori di analisi di Bologna e Parma, al lavoro h24, a cui si potrebbe aggiungere un terzo centro.






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