Nel pomeriggio di giovedì 18 marzo un escursionista di 55 anni, residente a Prato, in Toscana, è stato stroncato da un malore dopo un’arrampicata nel canale centrale del monte Giovo, sul crinale dell’Appennino tosco-emiliano, nel territorio comunale di Pievepelago, in provincia di Modena.
Ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati due operatori del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico (Cnsas), che prima di partire per la stessa scalata avevano incontrato alla base della parete di roccia l’uomo, che assieme a un’altra donna si preparava per l’ascesa; le due coppie hanno iniziato insieme la salita, ma quando i tecnici del Soccorso alpino sono arrivati in cima al Giovo si sono accorti che la cordata che li precedeva stava tardando ad arrivare.
A quel punto i due tecnici del Cnsas hanno deciso di scendere per verificare cosa fosse successo, e una volta raggiunta nuovamente la coppia hanno notato il 55enne sfinito e in seria difficoltà. La cordata è stata quindi aiutata nella salita, ma quando l’uomo è arrivato in cima si è sentito male ed è stramazzato a terra.
Gli operatori del Saer hanno immediatamente avvertito la centrale operativa del 118 e hanno iniziato le manovre di rianimazione cardio-polmonare. Sul posto sono stati inviati il Soccorso alpino della stazione monte Cimone, che ha attivato la squadra di Pievepelago, della quale fa parte anche un medico, e il Soccorso alpino della Guardia di Finanza (Sagf) dell’Abetone, che ha mobilitato 10 operatori.
Purtroppo, però, per l’alpinista non c’è stato nulla da fare: il medico del Cnsas, arrivato sul posto, non ha potuto fare altro che costatare il decesso dell’uomo. Il corpo della vittima è stato poi trasportato a valle con tecniche alpinistiche dalle squadre intervenute. L’elicottero del 118 non si è potuto alzare in volo a causa delle condizioni meteo avverse che non garantivano una sufficiente visibilità.






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