Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha corretto la mappa dei contagi da Covid-19 aggiornata alla data del 28 gennaio, che inizialmente riportava l’Emilia-Romagna – come già nella precedente simulazione – tra le zone cosiddette “rosso scuro”, ovvero le aree dell’Europa in cui il virus Sars-Cov-2 circola a livelli molto elevati, con un tasso cumulativo di casi accertati di positività al nuovo coronavirus superiore a 500 ogni 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni.
Dopo la correzione, invece, l’Emilia-Romagna (insieme al Veneto, vittima in un primo momento dello stesso errore) è stata riportata nella zona rossa, quella dei territori con un tasso cumulativo di casi accertati di positività Covid-19 negli ultimi 14 giorni compreso tra 150 e 499 ogni 100mila abitanti (oppure tra 50 e 499 ogni 100mila abitanti se in contemporanea presenza di un tasso di positività dei tamponi pari o superiore al 4%).
Della stessa zona rossa fa parte quasi tutto il resto d’Italia – tranne la regione Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano, che hanno visto confermato lo status di zona “rosso scuro”; allargando lo sguardo al panorama europeo, tassi da “rosso scuro” sono riscontrabili in quasi tutta la penisola iberica (sia Spagna che Portogallo), in Irlanda, nei paesi baltici, in alcune zone di Francia, Olanda e Svezia, nella parte est della Germania e in Cechia, mentre gran parte del resto dell’Europa – con poche eccezioni come Grecia, Norvegia, Finlandia, parte della Danimarca e Islanda – è in zona rossa come l’Italia.

Sulla mappa si basa una proposta presentata dalla Commissione europea a fine gennaio, che prevederebbe per i cittadini delle aree europee a maggior rischio (le zone rosso scuro, appunto) la possibilità di poter viaggiare all’interno dell’Unione Europea soltanto dopo essersi sottoposti a un test anti-Covid (con risultato negativo) prima della partenza e con l’obbligo di rispettare in ogni caso un periodo di quarantena all’arrivo nel paese di destinazione.







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