Esercitava la professione di parrucchiera nel suo negozio, nonostante non potesse aprire l’attività per il dpcm emanati marzo di quest’anno in occasione del primo lockdown. Questo è avvenuto, stando alle risultanze investigative dei carabinieri di di Scandiano, grazie all’aiuto di una compiacente dirigente comunale che “soffiava” i paventati controlli da parte delle forze di polizia che all’arrivo trovavano regolarmente chiusa l’attività.
Per questo motivo con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio i carabinieri di Scandiano hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia una 50enne reggiana. L’indagine ha avuto inizio da una segnalazione che indicava un’anomalia nella conduzione di un esercizio pubblico di parrucchiera, laddove invece di rispettare i dettami del lockdown in corso si esercitava liberamente la professione. Gli accertamenti consequenziali alla notizia inizialmente non portavano a riscontri. Tuttavia da approfondimenti e indagini anche di natura tecnica attivate dall’Arma scandianese che hanno potuto accertare che almeno in un controllo di polizia l’attività era stata trovata chiusa sebbene prima dell’attività degli operanti era aperta. Questo in ragione della soffiata ricevuta. A carico della dirigente i militari acquisivano incontrovertibili elementi di responsabilità alla base della violazione del riferimento normativo per la cui ipotesi veniva denunciata alla Procura reggiana.







Ultimi commenti
"Book signing, letture portfolio, workshop, una bookfair " le soliste stupidaggini elette ad evento significativo. E la solita ributtante resa alla colonizzazione linguistica. "Ogni fotografia esposta […]
l’Italia ha il tasso di fecondità più basso d’Europa (1,18 figli per donna contro una media europea di 1,38), l’età media più alta (48,7 anni […]
Evvai...tutti proni ad allah con il completo asservimento di ogni istituzione! Prepariamoci all'olezzo dei tappeti persiani(?)
A parte il racconto che gli dà un orientamento se gli ammazzi papà , mamma e fratelli, lo stesso racconto diventa un macigno.
Miseria morale senza fine