Il consiglio comunale di Reggio Emilia, nella seduta di lunedì 27 aprile, ha respinto una mozione presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia per chiedere un censimento delle comunità islamiche presenti sul territorio reggiano e di verificare l’origine dei finanziamenti ricevuti e l’esistenza delle autorizzazioni per gli edifici di culto attualmente in uso.
In Sala del Tricolore la votazione si è conclusa con 6 voti favorevoli (Fratelli d’Italia, Forza Italia) e 17 contrari (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, lista Massari, Europa Verde – Possibile).
La mozione puntava a impegnare il sindaco Massari e la giunta comunale a organizzare un “censimento immediato e completo” di tutte le comunità islamiche presenti sul territorio reggiani, “inclusi centri culturali, moschee e associazioni correlate”, con particolare attenzione a quelle che raccolgono fondi o organizzano attività benefiche; a verificare e rendere pubblici l’origine e la destinazione di tutti i finanziamenti ricevuti da tali comunità, inclusi contributi pubblici, donazioni private e trasferimenti esteri, per “escludere qualsiasi collegamento con organizzazioni terroristiche”; a controllare le autorizzazioni all’uso degli edifici in cui si riuniscono tali comunità, verificando la conformità urbanistica, la sicurezza e l’assenza di abusi, con eventuale revoca in caso di irregolarità; a imporre l’uso della sola lingua italiana per ogni testo scritto, incluse le insegne dei locali dove si riuniscono le comunità, e per ogni incontro religioso e culturale; a presentare al consiglio comunale, entro 6 mesi, un report dettagliato.
Nella stessa seduta, il consiglio comunale ha invece approvato una mozione presentata da Pd, Europa Verde – Possibile e lista Massari per la valorizzazione del pluralismo religioso e il riconoscimento del valore dei luoghi di culto come fattore di coesione sociale. In questo caso la votazione ha visto 17 favorevoli (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Europa Verde – Possibile, lista Massari) e tre contrari (Fratelli d’Italia).
Il documento prevede diversi impegni: formalizzare e rendere strutturale il Tavolo comunale sul pluralismo religioso “come spazio stabile di confronto tra amministrazione comunale, organizzazioni religiose iscritte all’Elenco e soggetti istituzionali competenti”, in raccordo con il Tavolo attivato presso la Prefettura; consolidare e aggiornare periodicamente l’Elenco comunale delle organizzazioni religiose; definire, tramite atto di giunta o indirizzo dirigenziale, alcune priorità operative per i servizi comunali (con particolare riferimento a educazione e politiche giovanili – doposcuola, alfabetizzazione linguistica, dialogo scuola–famiglia; welfare di prossimità e intercettazione delle fragilità; informazione e orientamento ai servizi pubblici, anche in chiave plurilingue; partecipazione civica e valorizzazione delle ricorrenze civili e religiose).
E ancora: promuovere il coordinamento tra i servizi comunali competenti (cultura, educazione, sociale, comunicazione, partecipazione, urbanistica) per accompagnare in modo unitario il percorso amministrativo legato ai luoghi di culto e al pluralismo religioso; sostenere iniziative di formazione e alfabetizzazione religiosa e interculturale, rivolte a operatori pubblici e cittadinanza, anche in collaborazione con Università, Fondazione Mondinsieme e altri soggetti qualificati; valorizzare le esperienze già attive (Sala del Silenzio, sezioni confessionali nei cimiteri, comunicazione interculturale, eventi pubblici) e verificarne il rilancio o l’implementazione alla luce dei bisogni emersi.







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