C’è anche la Collezione Maramotti di Reggio Emilia tra le sedi espositive della ventunesima edizione di Fotografia Europea: per l’occasione presenta “Heaven’s truth”, prima esposizione personale in Italia dell’artista francese Ndayé Kouagou, che riunisce opere recenti e un progetto realizzato appositamente per la mostra.
La nuova ambiziosa produzione di Kouagou, che dà anche il titolo all’esposizione e ne occupa le prime sale, è ispirata al dispositivo narrativo del fotoromanzo e include una creazione video, elementi tridimensionali e opere a parete.
Il video, suddiviso in tre capitoli, costituisce l’opera centrale e teatralizzata dalla quale emanano le altre: l’artista stesso introduce e racconta i protagonisti di una storia semplice, sulla vita e sulla morte, guidando il visitatore attraverso le peripezie di quattro “tipi” universali. Le vicende di questi personaggi – canini, umani, fisicamente mascherati e psicologicamente rivelati, archetipi del mondo occidentale – si intrecciano con il destino del narratore in un ipotetico Paradiso che rispecchia le dinamiche del mondo terreno, soggetto agli intricati dilemmi del Giudizio.
Consapevole dell’impossibilità di prendere davvero distanza da sé stesso ed essere completamente oggettivo, imparziale, non influenzato dal contesto, Kouagou svela, con ironia, l’inevitabilità delle opinioni personali e l’incapacità di distaccarsi completamente dalla realtà in cui viviamo.
Nelle sale successive sono presentati alcuni lavori degli ultimi anni, dai quali la nuova produzione “Heaven’s truth” deriva. L’installazione video Here & Elsewhere (2024) mette in scena, come descritto dall’artista stesso, un “messaggio per tutti”: nel racconto si alternano fittizie dirette giornalistiche e dissertazioni dal tono paradossale, illustrate da un aedo contemporaneo con il corpo dell’artista e voce femminile, che finisce per somministrare consigli e dichiarazioni da guru a un pubblico in crisi.
Nel corpo di lavori legati all’opera video A coin is a coin (2022), già parte dell’archivio della Collezione Maramotti, l’artista è interprete di un monologo allegorico che sfida la comprensione e la percezione della realtà. Muovendo da astratte considerazioni concettuali sui due lati di una moneta, Kouagou manipola convinzioni e pregiudizi dello spettatore, arrivando a interrogarsi e interrogarci sul potere e sul vero significato della libertà.
In occasione della mostra sarà pubblicato anche un libro con testi di Ndayé Kouagou, della ricercatrice e curatrice Rita Ouédraogo e di Natalia Sielewicz, curatrice presso il Museo di Arte Moderna a Varsavia. La produzione delle nuove opere in esposizione è stata supportata dalla Collezione Maramotti in collaborazione con Heidelberger Kunstverein.








C’è stata una guerra, ne portiamo ancora i segni.
Con l’irrompere delle avanguardie del secolo scorso la definizione di arte e con essa il ruolo del critico d’arte hanno subito una tragicomica trasformazione, hanno perso le connotazioni del canone, ovvero i consolidati criteri di bellezza, armonia, coerenza stilistica e perizia tecnica per arrivare, attraverso la storica e definitiva deriva di Piero Manzoni con il suo celebrato paradosso critico ”Merde d’artiste”, all’insulsaggine eletta a opera d’arte.
Gli esempi sono talmente numerosi che non si possono citare , bastino alcuni significativi rimandi, le squallide quanto infantili performance della Abramovic’, le ributtanti esibizioni di Milo Moiré, i quarti di somaro infilati nel muro e la banana incollata con nastro americano di Cattelan, la “pietà” di Koons, la giacca blu di Vilanova rubata e… meglio fermarsi qui.
Ora ci dobbiamo sorbire l’ennesima celebrazione di emerite stupidaggini spacciate per arte.
Con il beneplacito di sedicenti critici d’arte i quali, giustamente, ci fanno capire che l’artista è “Consapevole dell’impossibilità di prendere davvero distanza da sé stesso ed essere completamente oggettivo, imparziale, non influenzato dal contesto, Kouagou svela, con ironia, l’inevitabilità delle opinioni personali e l’incapacità di distaccarsi completamente dalla realtà in cui viviamo.”
Cioè a dire: spiegata un’insulsaggine con un’altra ancora più insulsa.
Purtroppo ci toccherà vedere quelle foto oscene prive di senso fino alla prossima pioggia nella speranza che sciolga la carta.