Discussa in commissione per le Politiche economiche, presieduta da Manuela Rontini, un’interrogazione della Lega, firmatari Andrea Liverani, Matteo Montevecchi e Massimiliano Pompignoli, sul problema dei danni causati dalla fauna selvatica, in particolare i cinghiali, all’agricoltura, ma anche sulla proposta di legge a firma Cinque Stelle in discussione al Senato per inserire norme a tutela dei diritti degli animali, giudicata dai leghisti “un ulteriore freno all’attività venatoria”.
Non si fermano infatti i danni provocati da tali ungulati. Una proliferazione senza freni, quella dei cinghiali, che sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di elevato pregio naturalistico. Solo nel 2019- si legge nel testo dell’interrogazione- le aziende agricole della regione avrebbero subito oltre 790mila euro di danni a causa degli animali selvatici. Il secondo periodo di restrizioni, con gli spostamenti interrotti o limitati dal passaggio dell’Emilia-Romagna in zona arancione, ha impedito ai cacciatori di operare un’attività necessaria anche per la salute: i cinghiali infatti favorirebbero la diffusione di malattie come la peste suina, un pericolo denunciato recentemente dalla virologa Ilaria Capua”.
La Lega, pertanto, chiede ulteriori delucidazioni. “Non è chiaro- sostiene il consigliere Pompignoli- come debbono comportarsi i cacciatori di fronte alle varie deroghe. Per questo chiediamo alla Giunta se le tre modalità di caccia al cinghiale (braccata, girata e selezione) possano essere svolte consentendo ai cacciatori di spostarsi in comuni diversi da quello di residenza o da una regione all’altra e se ritenga opportuno aprire un dialogo col governo per fermare sul nascere un disegno di legge che avrebbe conseguenze gravi sul territorio”.
Risponde all’interrogazione l’assessore Alessio Mammi che spiega: “Noi abbiamo ritenuto, prima regione in Italia, di fare presente alle istituzioni nazionali quello che avrebbe potuto provocare il fermo della caccia ai cinghiali in conseguenza delle misure di lockdown”. Anche tramite il dialogo con la Prefettura di Bologna, il governo regionale ha poi divulgato le informazioni in merito “in una faq presente sul sito della Regione, seguita da ulteriore circolare diramata a tutti gli enti e circoli venatori così riassumibile: chi esegue i piani di controllo può continuare a eseguirli, in quanto paragonati a servizio pubblico; allo stesso modo possono farlo coloro che si cimentano in battute di caccia al cinghiale, purché certifichino questa attività”. E aggiunge: “Non mi risultano ad oggi provvedimenti sanzionatori nei confronti di chi abbia passato i confini di comune o provincia, il che vuol dire che la circolare e la faq sono stati interpretati correttamente. In ogni caso, per quanto riguarda invece il punto sollevato da Pompignoli sulla discussione in corso in Senato, provvederemo a sollevare i problema al governo centrale se sarà necessario”.






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