In Emilia-Romagna firmato il nuovo Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale

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Martedì 8 settembre nella sede della Regione Emilia-Romagna, a Bologna, è stato firmato il nuovo Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale, siglato da istituzioni e parti sociali insieme al presidente della Regione Michele de Pascale e al vicepresidente Vincenzo Colla.

L’obiettivo è chiaro: abbattere le disuguaglianze sociali e territoriali superando la vecchia contrapposizione tra economia e ambiente. Il nuovo schema d’azione consolida le priorità strategiche dei precedenti accordi, adeguandole alle sfide contemporanee.

L’evoluzione del Patto riflette i mutamenti storici del territorio: se nel 2015 la priorità assoluta era l’occupazione, per rispondere alla crisi economica globale, e nel 2020 si è aggiunto il tema climatico e della sostenibilità, in piena emergenza pandemica, in questo 2026 il Patto si è rinnovato estendendo lo sguardo all’economia sociale.

Dopo un lungo confronto con le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, il nuovo Patto ha aggiornato il progetto di futuro dell’Emilia-Romagna a quanto è accaduto e sta accadendo a livello locale e globale. In primo piano c’è la necessità, divenuta “improrogabile” secondo la Regione, di tutelare la sanità pubblica come garanzia democratica di tutela della salute, diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.

Le conseguenze sempre più estreme della crisi climatica, poi, hanno ribadito l’urgenza di investire nella sicurezza del territorio, che in questi ultimi anni ha messo in evidenza tutte le sue fragilità.

L’instabilità economica e occupazionale, derivante dai conflitti in corso e dalle trasformazioni dello scenario internazionale, aggravata dai dazi e dal rapido aumento dei costi dell’energia, ha evidenziato la necessità di un impegno comune per la competitività delle filiere produttive territoriali. L’inflazione ha impoverito una parte del ceto medio, mettendo troppe persone in difficoltà nell’accesso ai beni primari, in primis la casa.

La demografia, che in Emilia-Romagna registra una dinamica positiva “solo grazie alla capacità attrattiva del territorio” (ovvero all’immigrazione, interna ed estera), che bilancia ormai da diversi anni un saldo naturale strutturalmente negativo, richiama sfide complesse che hanno reso necessario definire un nuovo Patto che guardi all’intera società emiliano-romagnola per comprenderne i nuovi bisogni, interpretarne le aspettative e soddisfarne le ambizioni.

“Il nostro intento è guidare il cambiamento, non subirlo, mettendo insieme forze e intelligenza collettiva per il bene comune”, spiegano de Pascale e Colla: “È questa la sfida che l’Emilia-Romagna ha di fronte in una fase di transizione globale senza precedenti. Nonostante le enormi difficoltà legate alla crisi climatica, all’inflazione, all’instabilità geopolitica e alla necessità di difendere salari e sanità pubblica, la Regione sceglie di rispondere con azioni concrete e radicate nei territori”.

Con l’ingresso dell’economia sociale nel nuovo Patto, sottolineano il presidente della Regione e il suo vice, “dimostriamo che sviluppo, tutela dell’ambiente e coesione sociale possono e devono camminare insieme. La strategia punta a ridurre i divari tra centri e periferie, a sostenere il lavoro di qualità e a dare protagonismo ai giovani. Un percorso ambizioso e condiviso, per proiettare l’Emilia-Romagna nello scenario internazionale come polo attrattivo per investimenti, talenti e relazioni di alta qualità”.

Centrale, secondo de Pascale e Colla, “resta la costruzione di uno sviluppo sostenibile, fondato su imprese solide e lavoro di qualità, capace di guidare la transizione ecologica e di contrastare ogni forma di disuguaglianza: economica, sociale, di genere, generazionale e territoriale. Per garantire la coesione dell’Emilia-Romagna è fondamentale ricucire il rapporto tra centri e periferie, tra pianura e montagna, rimettendo al centro la comunità”.



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