Coop Alleanza, la lunga uscita dalla crisi

Coop Alleanza 3.0 inaugurazione supermercato – LCN

Per anni Coop Alleanza 3.0 è stata il grande malato della distribuzione cooperativa italiana. Nata nel 2016 dalla fusione tra Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest, la nuova cooperativa avrebbe dovuto rappresentare il campione nazionale del sistema Coop. L’obiettivo era creare un soggetto capace di competere con i grandi gruppi della distribuzione europea, sfruttando dimensioni, economie di scala e una presenza territoriale senza eguali.

Le cose sono andate diversamente. Gli anni successivi alla fusione sono stati caratterizzati da risultati economici deludenti, difficoltà organizzative, chiusure di punti vendita, svalutazioni patrimoniali e tensioni sulla sostenibilità del modello. La complessità di integrare strutture diverse, la crescita aggressiva dei discount, la trasformazione dei consumi e la concorrenza sempre più intensa hanno messo sotto pressione una cooperativa che, almeno inizialmente, non è riuscita a trasformare la propria dimensione in maggiore efficienza.

Per diversi anni Coop Alleanza è stata costretta a concentrarsi più sul risanamento che sulla crescita. Oggi il quadro appare diverso.

I dati degli ultimi esercizi mostrano un netto miglioramento rispetto alla fase più difficile della crisi.

Nel 2025 il gruppo ha chiuso con un utile consolidato di circa 38,5 milioni di euro, in crescita rispetto ai 18 milioni dell’anno precedente. Anche la cooperativa ha registrato un risultato positivo superiore ai 50 milioni di euro. Le vendite a insegna hanno raggiunto quasi 5,9 miliardi di euro, con una crescita superiore al 2 per cento rispetto al 2024.

Assemblea generale di bilancio di Coop Alleanza 3.0
Si tratta di numeri che segnalano una ritrovata stabilità finanziaria. Tuttavia, osservando più da vicino i conti, emerge una realtà più complessa.

La gestione caratteristica della distribuzione commerciale continua infatti a mostrare margini limitati. Nel 2025 il risultato operativo del retail è rimasto negativo per circa 15 milioni di euro, sebbene in netto miglioramento rispetto all’anno precedente.

Tradotto in termini semplici: la cooperativa ha smesso di perdere terreno, ma il supermercato in senso stretto non genera ancora la redditività che sarebbe auspicabile per un gruppo di queste dimensioni.

Una parte significativa dei risultati positivi continua a derivare dalle attività finanziarie, immobiliari e dalle partecipazioni detenute dalla cooperativa.

È qui che emerge una delle peculiarità storiche del modello Coop.

Coop Alleanza non è soltanto una catena di supermercati. È un soggetto che possiede immobili, quote societarie e partecipazioni strategiche costruite in decenni di sviluppo del movimento cooperativo. Questo patrimonio continua a svolgere una funzione fondamentale nel sostenere l’equilibrio economico del gruppo.

Dal punto di vista emiliano-romagnolo il dato assume un significato particolare.

La cooperativa resta uno dei maggiori datori di lavoro privati della regione, con circa 16.000 dipendenti distribuiti tra Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Puglia e Basilicata. Una quota importante di questa occupazione continua a essere concentrata proprio nei territori emiliani, dove il sistema Coop mantiene le proprie radici storiche.

Anche per questo motivo il miglioramento dei conti viene osservato con attenzione non soltanto dal settore della grande distribuzione, ma dall’intero sistema economico regionale.

La domanda che oggi si pongono analisti e osservatori è semplice: la fase del risanamento è conclusa oppure si tratta soltanto di una tregua?

La risposta dipende dalla capacità della cooperativa di affrontare almeno tre sfide.

La prima riguarda il confronto con i discount. Aldi, Lidl, Eurospin ed MD continuano a guadagnare quote di mercato grazie a strutture più leggere e a una proposta di prezzo particolarmente competitiva. Coop è chiamata a dimostrare di poter mantenere il proprio posizionamento senza perdere ulteriore terreno sul fronte della convenienza.

Spesa supermercato Coop reparto ortofrutta
La seconda riguarda la rete commerciale. Molti ipermercati costruiti negli anni dell’espansione mostrano oggi limiti evidenti rispetto ai nuovi modelli di consumo. Per questo Coop Alleanza ha avviato un vasto piano di investimenti e ristrutturazioni che punta a modernizzare negozi, logistica e servizi digitali.

La terza sfida riguarda l’identità stessa della cooperativa. Per decenni il marchio Coop ha beneficiato di una forte identificazione culturale e territoriale, soprattutto in Emilia-Romagna. Oggi le nuove generazioni scelgono sempre più sulla base del prezzo, della comodità e dell’esperienza di acquisto, mentre il valore simbolico dell’appartenenza cooperativa pesa meno rispetto al passato. È probabilmente qui che si giocherà il futuro del gruppo.

I numeri dicono che Coop Alleanza è uscita dalla fase più critica della propria storia recente. I bilanci sono tornati in utile, la struttura finanziaria appare più solida e il piano industriale sta producendo risultati.

Ma i numeri raccontano anche che la trasformazione non è ancora conclusa. La cooperativa ha dimostrato di saper sopravvivere alla crisi. Ora deve dimostrare di saper tornare a crescere.



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