L’arresto del ventiduenne nato in Italia da famiglia marocchina, accusato dalla Digos di preparare un attentato terroristico nel centro di Reggio Emilia, dovrebbe imporre alla politica almeno una qualità: la serietà. Non il riflesso condizionato del comunicato prefabbricato, non la formula burocratica buona per ogni emergenza, non la liturgia della prudenza verbale. Serietà. E dunque verità.
Per questo colpiscono – e francamente irritano – le parole del sindaco Marco Massari, il quale invita a “tenere alta la guardia contro la radicalizzazione”. Espressione suggestiva, certamente. Ma che cosa significa, concretamente, “tenere alta la guardia”, in una città dove da anni ogni obiezione sul fallimento dei modelli di integrazione viene trattata come una colpa morale? Quale atto politico o amministrativo, nella storia recente della sinistra reggiana, autorizzerebbe oggi questa improvvisa postura da vigilanza democratica? Quale scelta, quale iniziativa, quale battaglia culturale?
La verità è che a Reggio – come in larga parte dell’Emilia amministrata dal Pd – si è preferito raccontare l’immigrazione come un fenomeno da celebrare sempre e comunque, mai da governare realmente. Guai a introdurre il tema delle condizioni, dei limiti, dell’assimilazione culturale, della compatibilità dei valori. Guai persino a nominare il problema. Tutto ridotto a una favola ideologica: l’accoglienza come valore assoluto, indipendente dagli effetti concreti prodotti nei quartieri, nelle scuole, nella sicurezza urbana, nella convivenza civile.
E così oggi assistiamo all’inevitabile teatro dell’ipocrisia: gli stessi che per anni hanno liquidato ogni allarme come “strumentalizzazione” o “allarmismo”, improvvisamente parlano di radicalizzazione jihadista come se fosse un fenomeno atmosferico, piovuto dal cielo e privo di qualunque relazione con il clima culturale costruito attorno a esso.
Naturalmente nessuno sostiene che l’immigrazione produca automaticamente terrorismo o criminalità. Sarebbe una banalità indegna. Ma è altrettanto indegno fingere di non vedere un dato sempre più evidente: una parte significativa dei fenomeni di violenza, degrado e radicalizzazione coinvolge seconde generazioni cresciute dentro un modello che ha rinunciato a pretendere integrazione autentica, sostituendola con il multiculturalismo deresponsabilizzato della sinistra emiliana.
E qui emerge il nodo politico vero. Non basta nominare assessori simbolici o rivendicare la propria superiorità morale per costruire una società coesa. Anzi, talvolta accade il contrario: si alimenta una retorica autoreferenziale che impedisce perfino di riconoscere i problemi. La politica dell’accoglienza indiscriminata non diventa più seria perché pronunciata con tono gentile o pedagogico. Resta irresponsabile.
Poi ci si stupisce dell’avanzata di movimenti radicali, della crescita del consenso attorno a figure come Roberto Vannacci, del fatto che perfino territori storicamente impermeabili alla destra stiano cambiando orientamento. Ma davvero qualcuno pensa che ciò avvenga nel vuoto? La gente osserva. Confronta. Vive le città. E soprattutto misura la distanza crescente tra il racconto ufficiale e l’esperienza quotidiana.
Lo vedono gli anziani, che hanno paura a uscire la sera. Lo vedono le donne. Lo vedono i lavoratori che attraversano certe zone delle città emiliane ormai trasformate nel giro di pochi anni. Lo vede chiunque abbia conservato il coraggio elementare dell’evidenza.
Il problema del Pd emiliano non è soltanto avere sbagliato politiche. È perseverare nell’illusione di poter ancora gestire la realtà attraverso formule retoriche, minimizzazioni prudenti, indignazioni selettive e comunicati senz’anima. Ma la realtà, prima o poi, presenta il conto. E quando lo fa, la credibilità diventa decisiva.
Quella del sindaco Massari, oggi, appare semplicemente esaurita.







La guardia alta contro la radicalizzazione…o non piuttosto contro il radicamento di un estremismo da troppo tempo sopportato? Basta chiacchiere, governanti locali!
Ricordiamo che l’immigrazione prima regolarizzata, e ora non più, è dovuta anche alle migliaia di “culle vuote” reggiane causate dall’aborto (ora chimico perchè costa solo 72 euro al SSN) di migliaia di bambini e bambine reggiani/reggiane. Causato anche da una cultura politica che valorizza poco la famiglia, dall’assenza di incentivi per le giovani coppie e le famiglie numerose (una volta molto frequenti). Case e appartamenti vuoti hanno richiamato col passa parola molti immigrati alloggiati alla bella e meglio ……Chi cerca un lavoro riesce in qualche modo ad integrarsi, ma i giovani arrivati con “i barconi” non ci riescono. Bisognerebbe privilegiare interi nuclei famigliari e non singoli, per lo più giovanissimi che non fanno nulla. E’ anche colpa dei regimi africani che non fanno abbastanza per trattenere le giovani generazioni. Ma dei regimi africani incapaci non si parla mai.
la Sinistra ha avuto da sempre la Francia come modello di riferimento, sbandierandone lodi sperticate su welfare e gestione migratoria, integrazione e bla bla bla……proprio la’ dove i fenomeni e le problematiche, che noi ora denunciamo, erano chiari, manifesti e lampanti da almeno 30 anni…..abbiamo aperto le porte dell’Europa all’immigrazione islamica incontrollata e massiccia, quanto tempo credete che ci rimanga prima che prendano il controllo ? il conto alla rovescia ora parla di anni, non piu’ decenni….
Concordo e mi chiedo: visto che il mondo è leggermente più ampio dell’Emilia ottusamente pidiota, il governo della raffinata statista della Garbatella che misure ha preso per invertire tale suicida direzione? La borgatara ela sua sCuadra di brachicefali è al governo da tre anni e mezzo, qualche minimo risultato su questo problema sarebbe stato lecito aspettarsi. O no?
Assolutamente si, anche perche’ le elezioni le vinsero’ ottenendo la fiducia degli italiani (non la mia) proprio su questi temi. Il contributo del Governo Meloni sull’argomento è stato pari a zero, nulla di nulla….